SANTA TERESA DI GESÙ

1515 - 1582

Dottore della Chiesa

Madre Riformatrice dei Carmelitani Scalzi

Solennità, 15 ottobre

 Nascita

Teresa di Gesù (de Cepeda y Ahumada), nata in Avila (Spagna) nel 1515 e morta ad Alba de Tormes nel 1582, è universalmente riconosciuta come Maestra di dottrina e di esperienza spirituale, al punto che è stata la prima donna della storia alla quale è stato riconosciuto (da Paolo VI, nel 1970) il titolo di Dottore della Chiesa. Ella stessa ci ha lasciato il racconto della sua vita, ma l’ha narrata come storia di un “incontro d’amore” tra lei e Cristo. 

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In attesa di sabato 15 ottobre, giorno della Solennità della Nostra Santa Madre Teresa di Gesù, pubblichiamo un articolo di María del Puerto Alonso intitolato Teresa de Jesús y la misericordia, in cui vengono proposti alcuni passaggi degli scritti della Santa aventi per tema la misericordia di Dio. 

di María del Puerto Alonso ocd

Il tema della misericordia in Santa Teresa è così esteso e profondo da trattare che è difficile da riassumere in poche pagine. Quando Teresa parla con Dio lo chiama "Dio di misericordia" (Cammino di Perfezione [Ed. Escorialense] IV, 3), oppure utilizza la parola "misericordia" come nome stesso di Dio: «Signore mio, Misericordia mia e Bene mio» (Pensieri sull'amore di Dio IV, 8 [Ed. OCD 2009]). «Dio non lascia di tenerle [le anime buone] con la sua mano. Sia benedetto il suo nome, facendo Egli sempre uso di misericordia con le proprie creature» (Lettera no. 377 a Don Pedro Sánchez, 5 settembre 1582 [Ed. OCD 2009]).

di F. Francesco Conte ocd

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Man mano che ci avviciniamo alla festa liturgica di santa Maria Maddalena (22 luglio p.v.), continua il nostro percorso di approfondimento della sua figura, in particolar modo ora che il Santo Padre l’ha ripresentata alla riflessione e alla vita di tutta la Chiesa. Già al tempo di santa Teresa di Gesù, nel clima infuocato della riforma protestante e del Concilio di Trento, la Maddalena era tornata ad essere figura non marginale, come simbolo sì di peccatrice convertita, ma in modo ancora più significativo come modello di vita contemplativa e di meditazione silenziosa sulle verità della fede.

di P. Giacomo Gubert ocd

William James b1842cA fianco di illustri estimatori, Teresa d’Avila ha anche avuto celebri detrattori. Segnaliamo il caso di William James (1842-1910), filosofo e psicologo, tra i maggiori esponenti del pragmatismo americano. Nel suo classico studio “Le varie forme dell’esperienza religiosa” (1902), pur citandola estesamente con interesse, quale attendibile fonte per penetrare appunto le varie forma di esperienza religiosa, James ha nei suoi confronti parole dure e di grande incomprensione.

Teresa e la placida mucca

Illustrando, nella Lezione I, il suo metodo d’indagine, James esclude anzitutto ciò che egli definisce “materialismo medico”. “Il materialismo medico – scrive – si libera di san Paolo definendo la sua visione sulla via di Damasco una lesione prodotta nella corteccia occipitale, essendo egli un epilettico; liquida Teresa come un’isterica, san Francesco d’Assisi come un degenerato ereditario (p. 32)”. E conclude: “Nelle scienze naturali e nell’ambito industriale non accade mai che qualcuno provi a confutare delle opinioni illustrando la costituzione neurologica dei loro autori. Non dovrebbe essere altrimenti con le opinioni religiose [...] In breve, immediata luminosità, ragionevolezza filosofica, e utilità morale sono i soli criteri validi” (p. 35) che James intende adottare in questo suo studio. E per esemplificare questa scelta metodologica, fa un curioso esempio: “Santa Teresa potrebbe aver avuto un sistema nervoso, se mi si consente, della più placida mucca e questo non salverebbe ora la sua teologia se, messa alla prova di questi criteri, dovesse dimostrarsi disprezzabile. E viceversa, se la sua teologia può reggere a tali criteri, non farà alcuna differenza quanto isterica e nervosamente squilibrata possa essere stata in vita” (p. 36).

di P. Giacomo Gubert ocd

91552AConclude Andrea Boccelli la sua prefazione a “Solo l'amore resta” (Piemme, Milano, 2012) di Chiara Amirante, scrivendo: “La vita di Chiara è un grande dono, un dono i cui benefici non si fanno attendere e queste pagine, che per certi versi ricordano quelle di santa Teresa d'Avila, intitolate Storia della mia vita, sono le testimonianza diretta di quali imprese, di quali miracoli possa essere capace un essere umano che, spontaneamente, gioiosamente e senza indugi, decida di farsi strumento nelle mani di Dio, che è sommo bene. Il paragone è sorprendente e ci rallegra. Leggendo il libro tocchiamo per mano la preghiera che diventa vita e la vita trasformata in preghiera.

Al termine di un'esperienza ventennale, Chiara Amirante descrive così ciò che ha compreso della sua particolare vocazione: “Essere chiamati a scendere negli inferi non vuol dire semplicemente accogliere la sofferenza e il grido di tanti disperati per provare a offrire una risposta, bensì credere che la risurrezione sarebbe stata possibile anche per loro”. Uno sguardo lucidissimo, illuminato sulla realtà sociale contemporanea (un vero inferno) si accompagna dunque ad uno slancio di divina carità fiduciosa che muove a condividere la morte per con-risorgere. Senza alcuna riduzione della realtà, né di quella infernale né di quella paradisiaca, accompagnati e accompagnando l'Unico possibile Passatore, Gesù Cristo, il suo Amore, la sua Parola, il suo santo Spirito.

di Pedro Paricio Aucejo

Dorothy-Day-Teresa-of-Avila

Il collegamento più importante tra Santa Teresa d’Avila e la cultura statunitense è consistito nell’influenza che la Santa ha avuto su Dorothy Day (1897-1980), giornalista e attivista sociale. Costretta ad abbandonare gli studi per ragioni finanziarie, il suo forte senso sociale la portò a intraprendere la carriera di giornalista, per potersi schierare dalla parte dei lavoratori e dei poveri. Nel campo sentimentale la sua vita sembrava essere fuori controllo: amori falliti, concepimento, aborto volontario e, in seguito, convivenza con un ateo militante.

di F. Iacopo Iadarola ocd

lorcaUno dei testi più conosciuti di Federico García Lorca (di cui non molti conoscono il nome completo: Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca) è “Teoria e gioco del duende”. Qui il celebre poeta d’avanguardia tenta, in una conferenza tenuta a Buenos Aires nel 1933, di spiegare l’inspiegabile e descrivere l’indescrivibile, il “duende”: “Potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega”. E’ il furore ispirato che presiede ai più genuini impulsi creativi, in ogni campo dell’inventiva umana, dalla poesia all’architettura al canto alla filosofia alla danza. Forza misteriosa che trascende le capacità dell’individuo e le verticalizza in opere geniali. Un “lottare più che un pensare”, “qualcosa che non sta nella gola ma nella pianta dei piedi”, “non questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue […] è, insomma, lo spirito della terra”.