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Segnaliamo ai nostri lettori un suggestivo testo di Karl Rahner a commento del conferimento del titolo di dottore della Chiesa a Teresa d'Avila, il 27 settembre 1970. Esso è stato pubblicato per la prima volta il 26 settembre 1970; lo si può trovare in K. Rahner, Frammenti di spiritualità per il nostro tempo, Brescia 1973, 151-155.

Teresa viene proclamata dottore della Chiesa. Questo precedente ha naturalmente un suo significato in rapporto al posto e alla funzione della donna nella chiesa. Il carisma dell'insegnamento diretto alla chiesa in quanto tale non è un privilegio dell'uomo. Con ciò viene contestata l'idea secondo cui la donna sarebbe priva d'ingegno sotto il profilo spirituale o religioso. Lo studio della teologia da parte della donna è quindi riconosciuto espressamente. Soprattutto non si deve considerare in contrasto il carisma e lo studio metodico della teologia.

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Segnaliamo ai nostri lettori il bellissimo discorso del Santo Padre Francesco tenuto stamane ai nostri confratelli dell'Antica Osservanza, riuniti a Roma per il capitolo generale che si sta svolgendo in questi giorni. Nell'allocuzione son citati tanto i "nostri" Giovanni della Croce e Teresa d'Avila quanto figure meno conosciute e interessantissime come il beato Angelo Paoli, carmelitano del XVIII secolo - è stato definito da san Giovanni Paolo II "il fondatore della Caritas a Roma" - che unì con sapienza e santità al carisma contemplativo proprio dell'Ordine un infaticabile servizio agli ultimi.

Cari fratelli!

Con gioia saluto voi, convocati per celebrare il Capitolo Generale, e, attraverso di voi, saluto tutti i membri dell’Ordine carmelitano. Il tema al centro della vostra riflessione capitolare è «Voi siete i miei testimoni» (Is 43,10); da una generazione all’altra: chiamati a essere fedeli al nostro carisma carmelitano (cfr Cost. 21).

di F. Iacopo Iadarola ocd

E' uno stupendo reciproco accompaganamento quello cui abbiamo assistito oggi con la visita di Francesco al monastero delle carmelitane scalze di Ampasanimalo (Antananarivo): esempio vivente dell'intimo connubio, per usare le parole dei teologi, fra il "principio mariano" e il "principio petrino" della Chiesa.

Redemptor hominis

In occasione del 40° anniversario della Redemptor Hominis, la prima enciclica di san Giovanni Paolo II (4 marzo 1979), ne pubblichiamo un ampio commento di P. Antonio Maria Sicari ocd, pubblicato nella collana "Documenti di lavoro" della Scuola di Dottrina sociale.

Questa relazione non tratta direttamente nessun tema della «Dottrina sociale» proposta dal Magiste­ro, ma vuole piuttosto mostrare come la prima enciclica di Giovanni Paolo II (Redemptor Hominis, 1979) sia determinante per comprendere «oggi» la natura e la missione della Chiesa. Di esse ha parlato ampiamente il Concilio Vaticano Il, ma la Redemptor Hominis ha offerto una chiave di lettura insostituibile per affrontare quel fenomeno radicale della scristianizzazione che ­­­negli ultimi decenni ­ si è rivelato in tutta la sua gravità. Tanto che ogni riflessione e ogni dottrina, ­anche quelle «sociali», devono essere esplicitamen­te rifondate a partire dal «centro originario» dell'avvenimento cristiano.

di F. Iacopo Iadarola ocd

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Pochi giorni fa pubblicavamo un articolo sulla “firma carmelitana” di Papa Francesco. È entusiasmante constatare quanto spesso il Santo Padre nei suoi discorsi, con queste “firme”, s’involi in delle vere e proprie impennate mistiche, citando i nostri grandi santi carmelitani nei contesti più insospettati: il Messaggio ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale, il Discorso al Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e ora, da ultimo, il discorso di chiusura dell’importantissimo summit su La protezione dei minori nella Chiesa, appena conclusosi. Le parole del Papa, stavolta, nella parte finale del suo accorato intervento sul dramma dell’abuso dei minori nella Chiesa, hanno indirizzato l’attenzione verso l’insegnamento mistico di una insigne stella del Carmelo, gassata ad Auschwitz e patrona d’Europa: