SANT'ANDREA CORSINI

† 1374

Frate carmelitano

Vescovo di Fiesole

Memoria, 9 gennaio

cagnacciGuido Cagnacci, Visione di S. Andrea Corsini (part.)Nacque a Firenze all'inizio del XIV secolo, uno tra i dodici figli di Niccolò Corsini e Gemma degli Stracciabende. La prima menzione scritta che si ha di lui è del 3 agosto 1338: in un mandato di procura egli è diciottesimo tra cinquantadue religiosi del convento del Carmine di Firenze. Nella seconda metà dell'aprile 1343 lo troviamo a Pisa, nominato in un contratto tra i carmelitani e la compagnia dei Battuti. Nel capitolo della provincia toscana del 1344 fu destinato consigliere del convento di Firenze e baccelliere: e tale ci appare dal 1° giugno di quell'anno sino al maggio 1347, mentre nel capitolo del successivo 15 giugno, oltre a esser confermato consigliere, fu istituito lettore del medesimo convento. Nell'anno 1348 si recò in Francia per il capitolo generale dell'Ordine a Metz: fu nominato Superiore della Provincia Toscana, carica che ricoprì sino ai primi giorni del 1350, anche dopo la designazione a Vescovo di Fiesole.

Durante il suo provincialato dovette tener conto della grave situazione venutasi a creare a causa della peste nera: il necrologio del Carmine di Firenze ricorda più di cento morti negli anni 1348-49. Ciononostante non subì sosta la fabbrica della chiesa del Carmine; ed è proprio un rendiconto di danari per detta fabbrica l'ultimo atto registrato del suo provincialato, in data 9 gennaio 1350. Intanto, con una Bolla del 13 ottobre 1349, Papa Clemente VI lo aveva nominato vescovo di Fiesole. Contemporaneamente, il Papa aveva comunicato la nomina al capitolo della cattedrale, al clero e al popolo della diocesi, e dava l'indulto per la consacrazione. La iscrizione sepolcrale dirà che «[il Santo] fu rapito dal Carmelo alla Chiesa ed alla mitra fiesolana». Non sappiamo quando avvenisse la consacrazione né l'insediamento in Fiesole: il primo atto di episcopato conservatoci porta la data del 28 marzo 1350. Egli ruppe la tradizione invalsa da oltre un secolo secondo cui i vescovi di Fiesole risiedevano in Firenze presso la chiesa di S. Maria in Campo. Volle esser sempre vicino al suo popolo e alla sua cattedrale, che pur minacciava rovina, nel suo palazzo episcopale, anche se bisognoso di restauri e di arredamento. Limitò al minimo indispensabile le sue esigenze; insieme a sei familiari e con due religiosi del Carmine condusse vita monastica, vestendo l'abito dell'Ordine, portando una catenella di ferro ai fianchi (ancor oggi conservata).

SantAndrea Corsini distribuisce il pane ai poveri di Francesco CurradiF. Curradi, S. Andrea Corsini distribuisce il pane ai poveriDi scrupolosa esattezza, teneva egli stesso i registri di amministrazione della casa, della mensa vescovile, dei contributi al Papa; controllava e dirigeva le varie opere delle chiese e degli ospedali; gli stessi domestici affidavano a lui le somme raggranellate nel tempo del loro servizio. Rivendicò a sé la collazione dei benefici ecclesiastici, svincolandoli da ogni specie di mercatura; volle che i beneficiati avessero gli Ordini; teneva abitualmente due vicari che lo coadiuvassero nel governo della diocesi, mentre un terzo fu istituito per il Casentino, troppo distante da Fiesole; si rendeva personalmente conto della situazione religiosa per mezzo delle visite canoniche. C'era bisogno di vigilanza, specialmente sulla condotta del clero che lasciava a desiderare: ignoranza, cattivi costumi, giochi, abito secolare; parecchi venivano obbligati a presentargli entro uno spazio di tempo per esser riesaminati; in nessun modo sopportava i chierici mancanti ai doveri della castità; brevi scadenze di tempo erano assegnate anche a coloro che non risiedevano nelle loro parrocchie, e se non ubbidivano venivano puniti con la revoca del benefizio. Allo scopo di avere per l'avvenire chierici migliori, nel 1372 istituì una confraternita di sacerdoti i quali con l'esempio e con l'opera contribuissero alla formazione scientifica e morale dei futuri presbiteri.

Al suo esempio personale aggiungeva il ministero della predicazione, sì che una delle lodi scolpite sul sepolcro lo definisce «meraviglioso per l'esempio della vita e l'eloquenza». Né minore fu la cura posta nel soccorrere i bisognosi. Definì se stesso «padre ed amministratore dei poveri». Questi non mancavano, specialmente nei primi anni in cui fu vescovo: eredità della peste del 1348-49; e il primo atto documentato del suo episcopato del 28 marzo 1350 è proprio una disposizione in loro favore. Era esigente nel rivendicare i proventi dei pii legati, perché necessari per i poveri (ai quali dava «per amore di Dio») e per il restauro e l'arredamento di varie chiese. Severa vigilanza esercitava anche sui proventi destinati agli infermi e ai pellegrini. Per quanto riguarda lo stato degli edifici sacri, egli continuò il restauro della cattedrale, già iniziato dal suo predecessore. Restaurò la facciata, rifece, almeno in parte, il tetto; fece eseguire il nuovo coro dal maestro Pietro Landò di Siena. Restaurò e abbellì anche il palazzo vescovile, forse con la speranza che i suoi successori si invogliassero a rimanervi. Restaurò varie altre chiese, tra cui quella di S. Maria in Campo in Firenze (appartenente al vescovo di Fiesole); ebbe particolare cura della chiesa di Figline Valdarno: qui volle una stanza per sé ove potersi trattenere, essendo una frazione lontana da Fiesole; il 1° giùgno 1368 consacrò l'altare maggiore e il 25 marzo seguente quello della Madonna nella Badia fiesolana. Istituì un monastero che poi si trasferì in Firenze e fu detto delle Romite di S. Maria del Fiore, o di Lapo. L'ultima partita segnata di suo pugno è la donazione di una ricca pianeta al capitolo della cattedrale: 28 dicembre 1373, nove giorni prima della morte. Rimangono inoltre attestati dell'opera da lui svolta per la pacificazione degli animi: ecclesiastici e ricchi mercanti di Firenze e Fiesole, potenti cittadini di Prato, Pistoia e altre città ricorrevano a lui come ad arbitro imparziale e incorruttibile.

Morì il 6 gennaio 1374. Fu beatificato nel 1440 e canonizzato il 22 aprile 1629 da Papa Urbano VIII. Le sue spoglie sono custodite nella Cappella Corsini della Basilica di Santa Maria del Carmine di Firenze.

 

di P. Ludovico Saggi ocarm
da Santi del Carmelo, a cura di Ludovico Saggi Ocarm, Institutum Carmelitanum, Roma, 1972.