di F. Iacopo Iadarola ocd

thumb Trasfigurazione di Teofane il greco

Letture liturgiche: Gn 22,1-2.9.10-13.15-18; Sal 115; Rm 8,31-34; Mc 9,2-10

Mc 9,Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4 E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6 Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7 Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8 E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. 9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10 Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

a cura delle Carmelitane Scalze di Venezia

thumb rouault21G. Rouault, Volto SantoIl dono immenso che la nostra S. M. Teresa ci ha lasciato, e che costituisce il cuore vivo del Carmelo, è la ricerca costante e appassionata del Volto e della Persona di Cristo in tutto il Suo mistero. A tal fine Teresa ci educa fin dall’inizio al silenzio e alla solitudine, come spazio indispensabile all’anima per incontrare Cristo e rimanere con Lui.

Il silenzio, al Carmelo, è una Presenza piena di Dio in cui Egli si manifesta. Non è principalmente una mezzo ascetico, anche se agli inizi in parte deve esserlo. Veniamo infatti educate al silenzio di azione per mantenere viva la presenza di Dio. Ma soprattutto con l’esercizio dell’orazione teresiana acquistiamo il gusto di raccoglierci, lasciando cadere ogni distrazione e imparando a stare in silenzio alla presenza del Signore, che è  vivo e che ci attende. Ma crescendo l’anima nell’amore, il silenzio diventa un ambito infinito dove abitualmente l’anima contemplativa riposa e incontra Cristo nel Suo mistero di comunione con gli uomini. È così che essa diventa capace, per pura grazia, di accogliere e unirsi ai bisogni dei fratelli, che sono ormai parte vive del suo rapporto con Cristo. Nel silenzio ha imparato a rendersi totalmente aperta e disponibile all’Amore. Possiamo affermare che ciò che è l’aria per i polmoni, tale è il silenzio per l’anima innamorata. Per noi il silenzio è gioia, è pienezza di comunicazione e di Vita.

Potremmo dire che la gioia, caratteristica del Carmelo, nasce proprio qui: ha nel silenzio, abitato da Dio, le sue radici profonde e inalterabili.
Nel silenzio l’anima si apre al Mistero e poiché è nella fede che incontra Cristo, spesso avviene che il silenzio amoroso e vigilante dell’anima e il manifestarsi di Dio a lei, formino una cosa sola, quasi si identifichino nella pace.
È forse in questo senso che sr Elisabetta della Trinità poteva affermare: “Il silenzio è la tua lode”.

di F. Iacopo Iadarola ocd

thumb Mc 112-15

Letture liturgiche: Gn 9,8-15; Sal 24; 1 Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Mc 1, 12 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto  13 e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15 e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

di P. J. Castellano ocd e P. E. Boaga ocarm

thumb Vista Monte Carmelo

La preghiera, quella personale specialmente, fatta nel segreto e nella solitudine, secondo il consiglio del Signore (Mt 6, 6), seguendo il suo esempio, è il nucleo fondamentale della spiritualità del Carmelo; è come la sua "tessera" carismatica, la sua carta di identità nella Chiesa, il centro e il cuore di una vita che, dalla preghiera, si dilata in tutta la ricchezza degli aspetti evangelici della sua esistenza e del suo apostolato. Se nella Chiesa i carismi rappresentano come forme di atteggiamenti particolari della vita del Signore (cfr. Lumen Gentium 45), per il Carmelo, la preghiera di Gesù nel monte sembra come la radice cristologica del carisma, la sua ragion d’essere nella Chiesa. Oggi tale convinzione, avallata anche dalla recente legislazione dell'Ordine e dal magistero della Chiesa, sembra affondare le sue radici nell'immagine archetipa di Elia, l'uomo della preghiera e della contemplazione, nell'ispirazione della Norma di Vita albertina (divenuta poi Regola) che propone la preghiera al centro del proposito di vita dei primi carmelitani. Ma lo è specialmente nell'esperienza della preghiera quale "amicizia con Dio", come è stata vissuta da Teresa di Gesù, proposta come dottrina e vita, insegnata come pedagogia, al punto di costituire come la chiave d'interpretazione del suo carisma nella Chiesa, in continuità con lo spirito della Regola carmelitana, dello spirito delle origini e nel provvidenziale sviluppo dell'esperienza evangelica dell'orazione nel Carmelo.

di P. Aldino Cazzago ocd

Taizé: la nascita di una nuova esperienza monastica

Frere RogerFrère RogerNell’agosto del 1940 il giovane calvinista Roger Schutz, era nato nel 1915, giungeva a Taizé, nei pressi di Cluny, con il desiderio di dar avvio ad una esperienza di vita religiosa e comunitaria. L’idea non giungeva come un fulmine a ciel sereno perché Roger il monachesimo lo conosceva davvero, avendo fatto la tesi di laurea a Losanna proprio sul monachesimo occidentale fino a san Benedetto. Nella città svizzera si era fatto anche promotore di incontri di preghiera e di riflessione con altri studenti universitari. A Taizé, in compagnia della sorella, Roger ha modo di offrire anche ospitalità a soldati ed ebrei in fuga. Nel 1949 a Pasqua i primi sette fratelli si consacrano definitivamente con l’impegno del celibato, della vita comune, della comunione dei beni e dell’obbedienza all’autorità. Iniziava così una storia che ben presto si diffonderà sempre più.