di F. Iacopo Iadarola ocd

thumb Mc 112-15

Letture liturgiche: Gn 9,8-15; Sal 24; 1 Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Mc 1, 12 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto  13 e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. 14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, 15 e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo".

di P. J. Castellano ocd e P. E. Boaga ocarm

thumb Vista Monte Carmelo

La preghiera, quella personale specialmente, fatta nel segreto e nella solitudine, secondo il consiglio del Signore (Mt 6, 6), seguendo il suo esempio, è il nucleo fondamentale della spiritualità del Carmelo; è come la sua "tessera" carismatica, la sua carta di identità nella Chiesa, il centro e il cuore di una vita che, dalla preghiera, si dilata in tutta la ricchezza degli aspetti evangelici della sua esistenza e del suo apostolato. Se nella Chiesa i carismi rappresentano come forme di atteggiamenti particolari della vita del Signore (cfr. Lumen Gentium 45), per il Carmelo, la preghiera di Gesù nel monte sembra come la radice cristologica del carisma, la sua ragion d’essere nella Chiesa. Oggi tale convinzione, avallata anche dalla recente legislazione dell'Ordine e dal magistero della Chiesa, sembra affondare le sue radici nell'immagine archetipa di Elia, l'uomo della preghiera e della contemplazione, nell'ispirazione della Norma di Vita albertina (divenuta poi Regola) che propone la preghiera al centro del proposito di vita dei primi carmelitani. Ma lo è specialmente nell'esperienza della preghiera quale "amicizia con Dio", come è stata vissuta da Teresa di Gesù, proposta come dottrina e vita, insegnata come pedagogia, al punto di costituire come la chiave d'interpretazione del suo carisma nella Chiesa, in continuità con lo spirito della Regola carmelitana, dello spirito delle origini e nel provvidenziale sviluppo dell'esperienza evangelica dell'orazione nel Carmelo.

di P. Aldino Cazzago ocd

Taizé: la nascita di una nuova esperienza monastica

Frere RogerFrère RogerNell’agosto del 1940 il giovane calvinista Roger Schutz, era nato nel 1915, giungeva a Taizé, nei pressi di Cluny, con il desiderio di dar avvio ad una esperienza di vita religiosa e comunitaria. L’idea non giungeva come un fulmine a ciel sereno perché Roger il monachesimo lo conosceva davvero, avendo fatto la tesi di laurea a Losanna proprio sul monachesimo occidentale fino a san Benedetto. Nella città svizzera si era fatto anche promotore di incontri di preghiera e di riflessione con altri studenti universitari. A Taizé, in compagnia della sorella, Roger ha modo di offrire anche ospitalità a soldati ed ebrei in fuga. Nel 1949 a Pasqua i primi sette fratelli si consacrano definitivamente con l’impegno del celibato, della vita comune, della comunione dei beni e dell’obbedienza all’autorità. Iniziava così una storia che ben presto si diffonderà sempre più. 

a cura dei Padri Carmelitani Scalzi di Venezia

“Un Natale al Carmelo è una cosa unica!”

Con questa espressione Suor Elisabetta della Trinità, dal Carmelo di Dijon, scriveva la sua attesa e la sua gioia per la nascita del Bambino Gesù. In questa lettera del 30 dicembre del 1903 indirizzata alle zie sottolinea l’aspetto più bello della nostra fede: “questa volta Gesù stava per nascere non più nella mangiatoia, ma nella mia anima… perché è veramente l’Emmanuele, il Dio con noi”. Gesù nasce per rimanere in me e con me: “nella mia anima si rinnova l’Incarnazione”, e con stupore riconosce la verità più bella della fede cristiana: “O grazia, o stupendo prodigio, per me sei venuto, per me!”. Dio prende l’iniziativa di donare suo Figlio per ogni uomo, quindi per me; questo sguardo presente nei santi, diventa alcune risposta accogliente al dono. Chiunque è sorpreso dalla gioia del dono di Dio per me, offre con gratitudine se stesso. Nella preghiera “Elevazione alla Santissima Trinità”, la Beata Elisabetta chiede allo Spirito Santo la grazia che si compia nella sua anima “una incarnazione del Verbo e io sia per Lui una umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo Mistero”.

5. La vita cristiana, celebrazione del Natale

di P. Romano Gambalunga ocd

TiepoloAnnunciationesLa liturgia della IV domenica di Avvento (2Sam 7,1-5.8-12.14.16; Salmo 88; Rm 16,25-27; Luca 1,26-38) ci prepara all’ormai prossimo Natale del Signore ponendo davanti ai nostri occhi una donna, la vergine Maria di Nazaret. Le letture della liturgia ci aiutano a cogliere il significato permanente dell’Avvento, affinché l’imminente celebrazione del Natale sia autentica celebrazione del Mistero di Dio nel mondo, allegra partecipazione alla gioia divina di stare con gli uomini, più profondo inserimento nel fiume della Vita trinitaria che «irrora cielo, inferno e ogni gente, anche se è notte» (Giovanni della Croce, La fonte). Elisabetta della Trinità ci aiuterà a gustare la bellezza della novità di vita che ci è offerta.