di F. Iacopo Iadarola ocd

tappaquarta

4° tappa: Nazareth-Lago di Tiberiade

Sveglia alle 4:15 a.m., lasciamo Nazareth alla volta del Mar di Galilea: o Lago di Tiberiade, o di Genesaret, o di Kinneret, come lo chiamano gli israeliani dal nome dello strumento, una specie di arpa, di cui pare abbia la forma. Per uscire dal centro urbano prendiamo un autobus che ci porta qualche chilometro fuori città, all’altezza del “Museo” della Brigata Golani, una delle più decorate dell’esercito israeliano e che pertanto è stata fregiata di questo memoriale che ne ricorda la storia e le imprese. Ne costeggiamo la recinzione, e le nostre figure si confondono quasi con le spettrali silhouette di alluminio dei soldati che fanno parte di questo parco museale. Dopo qualche chilometro, invece, passiamo dentro un altro luogo caratteristico dell’Israele colonizzatore: il kibbutz.

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tappa 3

3° tappa: Monte Carmelo-Nazareth

Piana di Esdrelon

Lasciamo il convento di el-Muhraqa alle prime luci dell’alba, per non dover poi camminare troppo tempo sotto il sole. Si preannuncia infatti una giornata stupenda, adombrata soltanto dalla malinconia di stare lasciando il nostro Monte Carmelo. Ne scendiamo le pendici velocemente, verso la sottostante piana di Esdrelon (o di Izreèl) che attraverseremo alla volta di Nazareth. E’ stridente notare il contrasto, lungo il tratturo per cui discendiamo, fra un contadino druso con le sue vacche, e alcuni israeliani che sfrecciano su moto da cross.

Arrivati ai piedi del Carmelo ci aspetta il Kison, il celebre torrente presso il quale Elia uccise i profeti di Baal (1Re 18,40: c’è una collina che ancora ricorda, nel nome, l’episodio), e che, “torrente impetuoso”, travolse le truppe di Sisara (Gdc 5,21). E benché sia un fiumiciattolo, anche per noi il Kison non si mostra amichevole: per le piogge dei giorni precedenti si è gonfiato alquanto e P. Paco non riesce a trovare un posto dove guadare. Dopo varie esplorazioni conveniamo che l’unica soluzione sta nel prendere un cavalcavia in costruzione a un paio di chilometri di distanza e passare in questo modo all’altra sponda. Allunghiamo un po’ ma non abbiamo alternative.

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mappacarmelo2° tappa: Grotta di Elia - Stella maris - el-Muhraqa

La Grotta di Elia

Haifa: secondo giorno del nostro pellegrinaggio. Appena svegli P. Paco ci porta a visitare la Grotta di Elia, da non confondersi con la fonte di Elia che abbiamo visitato a Wadi ‘ain es-Siah. Per la strada passiamo accanto a un parco-museo della marina dove scorrazzano scolaresche di bambini in gita in mezzo a sommergibili e carri armati: ci si svela un altro volto dell’Israele attuale, volto di uno stato fortemente militarizzato e militarizzante.

La grotta di Elia è anch’essa alle falde del Carmelo, proprio davanti al mare, ma un paio di chilometri più a nord di Wadi ‘ain es-Siah. Semiabbandonata fino a qualche tempo fa, negli ultimi anni l’agenzia israeliana del turismo di Haifa è riuscita a sponsorizzare vivacemente questo luogo, facendone un piccolo museo di storia ebraica e rispolverando la tradizione per cui qui il grande profeta avrebbe soggiornato. Tradizione avallata anche dalla religione musulmana, che venera questo luogo come la grotta di el-Khader, “il verdeggiante”, misteriosissima figura che appare in alcune sure nel Corano e identificata proprio con l’Elia biblico.

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thumb wadi ain es-siah1° tappa: Italia-Tel Aviv-Haifa-Wadi ‘ain es-Siah

Dal 14 al 27 aprile un gruppetto di 14 persone, fra Padri e giovani in formazione della nostra Provincia veneta, ha ricevuto la grande grazia di partecipare ad un pellegrinaggio assolutamente sui generis in Terra Santa, sui passi di Gesù. E non in senso metaforico, ma in senso letterale questo gruppo dei pellegrini ha camminato con marce di 15 o anche 30 km giornalieri per visitare i principali luoghi segnati dalla vita terrena di Nostro Signore, da Nazareth a Gerusalemme passando per il lago di Tiberiade e Gerico. Ma muovendo i primi passi, com’è naturale per un gruppo di carmelitani, là dove quest’ordine religioso è nato, sulle falde del Monte Carmelo.

a cura delle Carmelitane Scalze di Cividino

pentolameAnche per una comunità teresiana, il lavoro è OBBEDIENZA a Dio, signore del tempo, che offre all'uomo peccatore la possibilità di guadagnarsi il pane col sudore della fronte, ma è pure occasione in cui si mettono a frutto i talenti che il Signore ha consegnato a ciascuna sorella, affinché siano utilizzati con sapiente umiltà e creatività per il bene comune.
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