di P. Saverio Cannistrà ocd

thumb giovanni - carmelo di ubedaQuest'anno siamo presi dalla celebrazione del centenario della nascita di Santa Teresa. Continuamente siamo richiamati alla lettura dei suoi testi, alla rievocazione della sua vita e della sua figura. Proprio per questo, nel celebrare oggi la festa di San Giovanni della Croce, salta agli occhi con particolare evidenza la differenza che c'è tra lui e Teresa, pur nella condivisione della stessa vocazione e dello stesso carisma. Ciò, peraltro, ci fa capire quanto ampio sia lo spazio del carisma carmelitano, quanto diverse possano essere le sue incarnazioni e manifestazioni. Proprio perché l'identità di un religioso non è qualcosa di aggiunto o di artificiale, ma fa corpo con la sua stessa carne, con la sua storia ed esistenza, è normale che ciascun frate, ciascuna monaca, che si è lasciato plasmare dalla propria vocazione, presenterà un volto diverso, scoprirà una possibilità nuova e inedita del carisma. E questo mi sembra bello e liberante: il carisma è opera, è frutto dello Spirito, e ne condivide perciò la fantasia e la creatività. Sono piuttosto i carismi non vissuti che si irrigidiscono in formule e in stereotipi o in discorsi retorici, privi di contenuti reali.

3. Un tempo profetico

di P. Stefano Conotter ocd

alba de tormesL’Institutio Primorum Monachorum, ritenuto fra i più antichi testi della tradizione carmelitana, presenta la forma della vita monastica rifacendosi direttamente al suo modello, il profeta Elia. Prima di sviluppare il suo commento mistico ai primi versetti del cap. 17 del secondo libro dei Re, il testo si premura di collocare cronologicamente la vita del profeta, nel contesto del regno di Achab, in rapporto con la venuta del Signore: «usque ad Christi adventus in carne» e conclude sottolineando: «coepit Achab regnare ante incarnationem Domini Iesu».

img04«Alcune volte, anzi quasi sempre... mi sentivo sollevata dopo aver fatto la comunione; talvolta anche con il solo avvicinarmi al Santissimo Sacramento, mi sentivo subito così bene nell’anima e nel corpo da esserne meravigliata» (Vita 30,14).

Teresa ci insegna come far crescere la nostra fede in Gesù presente nell’Eucarestia. Le sue grazie mistiche non si sostituiscono alla fede; questa ne è il perenne fondamento. Teresa apre il suo cuore con una squisita confidenza eucaristica

Miracolo dell'EucaristiaI. Il castello e la persona

Il “Castello interiore” è molto di più di un libro. Parla di chi è Dio e della dignità dell’uomo; parla della chiamata di ogni uomo alla piena comunione con la Trinità nella stanza centrale del castello.

«Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo.
Del resto, sorelle, se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie? E allora come sarà la stanza in cui si diletta un Re così potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze? No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un’anima e alla sua immensa capacità! Il nostro intelletto, per acuto che sia, non arriverà mai a comprenderla, come non potrà mai comprendere Dio, alla cui immagine e somiglianza noi siamo stati creati.

img2Teresa cerca sceglie gli episodi dove Gesù è solo per offrirgli la sua compagnia con la certezza di essere gradita. Per lei ri-presentare significa richiamarsi le verità della fede sulla presenza del Signore, sul suo amore.

«Questo era il mio metodo di orazione. Non potendo discorrere con l’intelletto, procuravo di ri-presentarmi Gesù Cristo nel mio interno, specialmente in quei tratti della sua vita in cui lo vedevo più solo. Mi sembrava che, essendo solo ed afflitto, mi avrebbe accolta più facilmente, come persona bisognosa d’aiuto.
Mi trovavo molto bene con l’orazione dell’orto dove gli tenevo compagnia. Pensavo al sudore e all’afflizione che vi aveva sofferto, e desideravo di asciugargli quel sudore così penoso. Ma ripensando ai miei gravi peccati, ricordo che non ne avevo il coraggio. Me ne stavo con lui fino a quando i miei pensieri lo permettevano, perché mi disturbavano assai.