di P. Stefano Conotter ocd

Maria ai piedi della croce il Crocifisso e la Discesa agli inferi. Chiesa delle Suore Orsoline Figlie di Maria ImmacolataIl grande “successo” popolare dello scapolare del carmine è dovuto in buona parte al cosiddetto privilegio sabatino, fondato sulla bolla di papa Giovanni XXII, secondo cui chi porta con devozione lo scapolare della Madonna del Carmine, se termina il corso della sua vita in stato di grazia, verrà portato dalla Vergine nella piena comunione con Dio il primo sabato dopo la sua morte. Da qui il nome di privilegio sabatino. In queste righe vorrei riflettere brevemente, non tanto sull’autenticità storiografica della bolla, ma sul significato biblico del sabato come giorno a cui questo privilegio mariano è stato legato.
La Bibbia presenta il sabato come il culmine della creazione (Gn 2,2-3), il giorno del riposo di Dio in cui il tempo trova la gratuità della contemplazione (Es 20, 8-11), del culto, della gioia reciproca fra Creatore e creatura (Es 31,12-17). Anche dopo la perdita del giardino originario a causa del peccato originale, il sabato conserva questa gratuità, come se fosse un pezzo di paradiso terrestre che permane nel travaglio della storia umana.

arcobaleno

di P. Aldino Cazzago ocd

A chi non è capitato di alzarsi al mattino con la cosiddetta “luna storta” e di iniziare la giornata con un ingiustificato livello di insofferenza, che mieterà vittime tra le prime persone che si incontreranno? Chi non ha trascorso alcune ore, o un’intera giornata, in una noia mortale e ha concluso, un po’ sconsolato, di non aver fatto nulla di buono e di aver buttato via del tempo?

di F. Iacopo Iadarola ocd

ainkaremfacciata10° tappa: Gerusalemme-Italia

Ain Karem

Nuovo risveglio a Gerusalemme! Domenica 26 aprile, dopo dodici giorni di pellegrinaggio, è l’ultimo giorno di visita in Israele: ci aspetta una lunga passeggiata, di almeno una dozzina di km, dalla Città vecchia di Gerusalemme al sobborgo di Ain Karem, il luogo tradizionalmente associato alla Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta. Ci alziamo “in fretta” come Maria (Lc 1,39) e ci incamminiamo per la città, lasciandocela sempre più alle nostre spalle. Fra il centro storico e la periferia passiamo per dei modernissimi quartieri residenziali e amministrativi (siamo vicino agli organi centrali di Israele: il Parlamento, la Corte Suprema, lo Yad Vashem), ma con uno stile inconfondibilmente anni ’30: tutti i palazzi sono austeramente squadrati e ricoperti di lastroni di granito che ricordano da vicino i lastroni di marmo dell’edilizia fascista, o i palazzi dei quadri di De Chirico. L’atmosfera che se ne ricava è la stessa: una surreale solennità, una solidità forzata, fuori dal tempo. Non voglio certo dire che Israele si ispiri a uno Stato totalitario, ma qui mi pare evidente che ideologie simili a monte, quali ad esempio il patriottismo etnico e il militarismo, sortiscano effetti analoghi a valle. Proseguendo oltre verso la periferia della città, i palazzoni si diradano sempre più in quella che è chiamata “la foresta di Gerusalemme”: un vero e proprio bosco alle porte della città, in cui ci inoltriamo per un idilliaco sentiero fra pini e cipressi piantati negli anni ’50, e dove dimorano scoiattoli e sciacalli.

di F. Iacopo Iadarola ocd

tappa nona

9° tappa: Gerusalemme

Gerusalemme: città della pace. Eppure dovrò cominciare il resoconto della visita di questa città con un brutale fatto di cronaca di cui siamo stati quasi testimoni: l’uccisione di un adolescente palestinese nello stesso quartiere (chiamato El Tur, sul Monte degli Ulivi) dov’è il monastero delle nostre carmelitane scalze, in Gerusalemme est, vicino la Chiesa del Padre Nostro.

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Avila, 2-24 maggio 2015

Cari Fratelli, Sorelle Monache, Membri dell’Ordine Secolare, Membri affiliati alla Famiglia carmelitana,

1. “Questo Capitolo che stiamo celebrando nel V Centenario della Nascita di Santa Teresa di Gesù, ha una caratteristica che lo distingue da tutti gli altri: non è solo un Capitolo, è anche un pellegrinaggio che stiamo facendo ai luoghi di Teresa: la casa in cui è nata e cresciuta; la cella in cui ha chiuso gli occhi a questa vita per aprirli alla Vita vera tanto desiderata; il monastero in cui ha cercato per anni il senso della sua vita e finalmente lo ha trovato in un semplice sguardo che le ha ferito il cuore”. Le parole che il P. Generale ha pronunciato nella chiesa del Monastero di San Giuseppe, dove “quella ferita di amore ha generato una realtà nuova”, descrivono bene il significato dell’evento che abbiamo vissuto in queste settimane. Allo stesso tempo, grazie alle numerose relazioni preparate in vista del Capitolo e alle testimonianze e dialoghi durante le varie sessioni, ognuno di noi ha potuto compiere un altro pellegrinaggio: quello agli innumerevoli “luoghi viventi” (persone, comunità, province, istituzioni, opere apostoliche e missionarie) nei quali l’Ordine dà testimonianza della vitalità del nostro carisma.