a cura delle Carmelitane Scalze di Cividino

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Tutti coloro che visitano un monastero carmelitano portano con sé la certezza di avere incontrato una famiglia religiosa "contenta", che sa trasmettere una gioia non di circostanza o epidermica, ma talmente reale da contagiare anche gli altri. In effetti, la gioia al Carmelo non è tanto un sentimento, che può accompagnare certi momenti belli della vita e poi passare, quando vengono meno le condizioni per assicurarlo.

a cura delle Carmelitane Scalze di Cividino

Vinea Carmeli-Galle

La ricreazione, che potrebbe solo sembrare un momento di svago e di sosta dalla fatica quotidiana, è in realtà una miniera da cui estrarre ricchezze incalcolabili per il proprio cammino personale e per quello comunitario. Che essa sia parte viva e integrante della nostra vita di preghiera, lo si può intuire anche solo dal fatto che sono prescritte due ore di ricreazione al giorno, come due sono le ore di orazione. "Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede" (1Gv 4,20): per questo la ricreazione (e tutta la vita comunitaria in generale) diventa prova del reale rapporto d'amore con il Signore che ogni sorella vive nel segreto della propria anima.

di F. Gabriele Nanni ocd

Meditazione carmelitana sulla IV Domenica d'Avvento dell'anno C (Mi 5,1-4; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45)

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Le letture della IV Domenica di Avvento

La Liturgia della Parola della IV Domenica di Avvento ci propone un brano del profeta Michea (Mic 5, 1), uno della Lettera agli Ebrei  (Eb 10,5-7.10) e il Vangelo di Luca (Lc 1, 43-45) che narra la visita della Madonna alla cugina Elisabetta. Dalle Letture vogliamo mettere in luce i concetti di corpo, obbedienza e unione con Dio.

di P. Claudio Grassi ocd

Meditazione carmelitana sulla III Domenica d'Avvento dell'anno C (Sof 3,14-18; Is 12; Fil 4,4-7; Lc 3,10-18)

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La gioia di Dio

I soldati, i pubblicani, le folle intere si rivolgevano a Giovanni il Battista, venivano a lui perché sapeva leggere il loro cuore, sapeva far emergere il loro bisogno più profondo e accendere un desiderio, un’inquietudine buona; e dopo averlo ascoltato chiedevano una sola cosa: “Che cosa dobbiamo fare?” o, detto in altri termini “Aiutaci a cambiare!” La domanda di cambiamento infatti, quello vero, oggi come allora, emerge sempre dall’intuizione di una speranza che si accende, una gioia preannunciata e in qualche modo già pregustata. È la Domenica Gaudete, domenica della gioia in Dio. 

Meditazione carmelitana sulla II Domenica d'Avvento dell'anno C (Bar 5,1-9; Sal 125; Fil 1,4-6.8-11; Lc 3,1-6)

di F. Iacopo Iadarola ocd

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Nel deserto...

Nella liturgia della II Domenica d’Avvento siamo richiamati al deserto: quello di Giuda (Vangelo), quello del Negheb (Salmo), quello della nostra arida quotidianità. Infatti, per passare dall’Avvento finale del Figlio dell’Uomo, come ricordato Domenica scorsa, all’Avvento iniziale del Natale, cui ci stiamo avvicinando, la Chiesa ci insegna che bisogna passare per l’Avvento mediano dell’oggi mediocre, del Signore che viene ora, in ogni momento, nel nostro niente. Solo così, esercitandoci ad attenderlo in ogni minuto, sapremo riconoscere nel minuto corpo di un bambino il Re della Gloria. Il deserto serve a questo: lì ogni dettaglio è sovraesposto, le proporzioni si fanno eterne, disertando dal tran-tran del mondo e della sua transitorietà. Il Vangelo di questa Domenica ce lo dimostra plasticamente, nei primi versetti che ascolteremo: non nelle tetrarchie, non sotto l’imperatore, il procuratore o il sommo sacerdote, ma “venne la Parola di Dio sopra Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto” (Lc 3,2). Ma perché proprio nel deserto? Ecco cosa ci risponderebbe Teresa d’Avila: