di P. Fabio Roana ocd

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Clicca qui per consultare il Vangelo di questa Domenica (Mt 3,1-12).

È un urto micidiale quello con cui ci arriva la voce di Giovanni Battista, un urto che minaccia di sradicare la foresta delle nostre vite cattive, di fare piazza pulita di un mondo perverso ormai incapace di buoni frutti. Guardiamoci intorno, guardiamoci dentro: possiamo dirci al riparo dalla minaccia di questo giudizio? Qualcuno penserà che le parole più dure del Battista siano rivolte ad altri, a farisei e sadducei per esempio, sicuri di sé e incapaci di conversione. Quanto però c’è di salutare in esse per «ogni albero» da frutto (Mt 3,10; Sal 1), per ciascuno di noi!

di P. Damiano La Manna ocd

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Qualche domenica fa il Figlio di Dio ci invitava a non lasciarci ingannare dagli eventi terrificanti che accadranno. L’Avvento, il tempo dell’attesa di Dio che viene nel mondo, si apre con un altro invito di Gesù. Gesù sembra capovolgere l’immagine che ci aveva lasciato. Questa volta è la vita quotidiana ordinaria, feriale, che non deve ingannare chi ascolta la Parola. Tutti gli uomini, come al tempo di Noè, si lasciano vivere, mangiano e bevono, prendono moglie e marito. Si preoccupano di vivere il presente come se dovesse bastare per essere felici. Sembra una condizione ideale, sembra che vivendo così gli uomini possano superare le domande sull’origine e sul destino dell’uomo e del mondo. Come al tempo di Noè, così le profezie dell’Avvento del Figlio di Dio si basano su un nuovo accadimento che cambierà la vita del mondo.

1968 001Curare la storia tanto dell’Ordine intero quanto delle singole realtà è  una saggia preoccupazione che risale alla nostra stessa S. Madre Teresa, come dimostrano le sue lettere e le sue Fondazioni. In questa linea si colloca in questi giorni il lavoro di P. Rodolfo Girardello, del nostro convento di Trento, che dopo tre anni di ricerca arriva a pubblicare I Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta, Edizioni OCD, 2016, pp. 416. 

Come egli precisa nella Prefazione, si tratta della storia “degli avvenimenti più im­portanti che riguardano la Provincia religiosa dei Carmelitani Teresiani, nati nel 1633 dentro i confini dell'allora Repubblica di S. Marco di Venezia”. E’ una storia che non parla solo dei frati, ma anche delle monache e dei terziari di questa Provincia che, inizialmente avviata dalla Provincia Lombarda, è stata eretta come realtà indipendente e a  titolo pieno nel 1677, un anno dopo la beatificazione di  Giovanni della Croce, scelto come suo patrono.

Si ha qui forse una storia edificante? Se lo chiede lo stesso autore. “Sostanzialmente sì, perché pervasa da una tensione spirituale autentica e spesso alta. Certo non esente da limiti umani inevitabili, presentati senza paure ma anche senza inutili sincerità. In tutto il racconto si evita l'enfasi e anche lo stile scelto, usando un tono forse anche troppo notarile e scabro, badando ad annotare solo fatti e persone, onestamente.”

di P. Ermanno Barucco ocd

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QUARTA PARTE: CONSONANZE CARMELITANE (fine)

Dopo aver introdotto la Salve Regina nella sua dimensione storica (prima parte), poetica (seconda parte) e biblica (terza parte) abbiamo gli elementi che ci permettono di comprendere un po’ meglio perché nel Carmelo questa preghiera e il suo canto siano stati “prediletti”. Tra la spiritualità mariana del Carmelo e la teologia di questa antifona si sono indubbiamente create alcune consonanze storiche, poetiche e bibliche che ora cerchiamo di presentare in una prospettiva unitaria che potrebbe apparire come un’interpretazione carmelitana della Salve Regina.

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di María del Puerto Alonso ocd

Il nostro padre e fratello San Giovanni della Croce ebbe un'infanzia molto difficile. Perse il padre in tenera età, conobbe la fame, la miseria, imparò a svolgere numerosi lavori senza riuscire ad identificarsi con nessuno. Un nostro confratello disse in diverse occasioni che Giovanni aveva tutte le qualità per essere "il patrono degli amareggiati". Ciononostante le testimonianza dei suoi processi di beatificazione e canonizzazione insistono sul fatto che egli era un uomo affabile e sereno. Un uomo convinto della presenza della misericordia di Dio nella sua vita e nella storia dell'umanità.

San Giovanni non esitava nel chiamare Dio "Padre di misericordia". E comincia così la  sua famosa "Orazione dell'anima innamorata": 

«Signore Dio, mio Diletto! Se il ricordo dei miei peccati ancora ti trattiene dal concedermi ciò che ti domando, fa' pure, riguardo ad essi, mio Dio, la tua volontà, che è la cosa che io desidero sopra ogni altra; ma, deh! usa la tua bontà e misericordia, e nel perdono di essi sarai conosciuto» (Sentenze, 25).