di P. Fabio Pistillo ocd

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Clicca qui per consultare il Vangelo di questa Domenica (Mt 1,18-24).

La speranza nella fedeltà di Dio è il tema caratterizzante le letture di questa quarta domenica del tempo di Avvento. Nella prima lettura ci viene presentato l’oracolo del profeta Isaia sulla nascita dell’Emmanuele, che costituisce il vertice della profezia biblica sulla venuta del Messia. Nell’anno 734 a.C. il re Acaz, coinvolto in una sanguinosa guerra contro i re di Samaria e di Damasco, rischiava di perdere l’indipendenza politica del regno di Giuda, mettendo in pericolo la sopravvivenza della stessa Gerusalemme. Ad Acaz, intento a ricercare alleanze politiche, il profeta Isaia propose di confidare unicamente in Dio e nelle sue promesse, invitandolo a chiedergli un segno. Con una risposta all’apparenza rispettosa di Dio, il re si oppose risolutamente ad Isaia: «Non voglio tentare il Signore». Dio, allora, volle superare l’incredulità del re e lui stesso offrì per primo un segno: l’annuncio della nascita di un salvatore. Ecco che tale segno divenne prova della fedeltà di Dio, una fedeltà capace di superare ogni umana incredulità. Tale segno, espressione della fedeltà di Dio, ridonava agli uomini la certezza di essere accompagnati sempre dal Signore, che con la sua mano potente conduceva, sosteneva e guidava la storia umana.

di P. Giacomo Gubert ocd

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Clicca qui per consultare il Vangelo di questa Domenica (Mt 11,2-11).

“Ogni anno si rinnova in noi la gioia per il fatto che Egli è disceso sino a noi. E pochi cuori si rifiutano di aprirsi alla quieta gioia dell’Avvento e all’esultante gioia del Natale” (Edith Stein).

La lunghissima attesa del popolo, la gravidanza della madre, il desiderio infuocato del figlio stanno per volgere ... al loro fine. Il corpo di Cristo è ben formato nel corpo di Maria. Essi sono ormai a loro agio in questo inaudito dialogo divino e umano.

Possiamo vivere al meglio la gioia dell’attesa, in questa terza domenica di avvento, già festa della Visitazione, nella persona di Maria magnificante. In lei ascoltiamo e sperimentiamo gli antichi annunci profetici e le promesse di liberazione. Zia Maria Vergine Immacolata ci introduce anche alla gioia del nipote Giovanni Battista, prigioniero lieto, abbandonato profeta Yod, ultimo perché minimo, il più piccolo tra di loro, il più grande tra di noi.

Ad ogni istante nel suo bianco ventre si rinnova la gioia per il fatto che Egli è disceso sino a lei, al suo popolo, a noi. Gioia quieta di chi è stato eletto a servire l’Altissimo, che ha eletto il servizio del Signore. Essa ci sospinge grata, impone la domanda che Gesù ci pone:

di P. Fabio Roana ocd

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Clicca qui per consultare il Vangelo di questa Domenica (Mt 3,1-12).

È un urto micidiale quello con cui ci arriva la voce di Giovanni Battista, un urto che minaccia di sradicare la foresta delle nostre vite cattive, di fare piazza pulita di un mondo perverso ormai incapace di buoni frutti. Guardiamoci intorno, guardiamoci dentro: possiamo dirci al riparo dalla minaccia di questo giudizio? Qualcuno penserà che le parole più dure del Battista siano rivolte ad altri, a farisei e sadducei per esempio, sicuri di sé e incapaci di conversione. Quanto però c’è di salutare in esse per «ogni albero» da frutto (Mt 3,10; Sal 1), per ciascuno di noi!

di P. Damiano La Manna ocd

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Qualche domenica fa il Figlio di Dio ci invitava a non lasciarci ingannare dagli eventi terrificanti che accadranno. L’Avvento, il tempo dell’attesa di Dio che viene nel mondo, si apre con un altro invito di Gesù. Gesù sembra capovolgere l’immagine che ci aveva lasciato. Questa volta è la vita quotidiana ordinaria, feriale, che non deve ingannare chi ascolta la Parola. Tutti gli uomini, come al tempo di Noè, si lasciano vivere, mangiano e bevono, prendono moglie e marito. Si preoccupano di vivere il presente come se dovesse bastare per essere felici. Sembra una condizione ideale, sembra che vivendo così gli uomini possano superare le domande sull’origine e sul destino dell’uomo e del mondo. Come al tempo di Noè, così le profezie dell’Avvento del Figlio di Dio si basano su un nuovo accadimento che cambierà la vita del mondo.

1968 001Curare la storia tanto dell’Ordine intero quanto delle singole realtà è  una saggia preoccupazione che risale alla nostra stessa S. Madre Teresa, come dimostrano le sue lettere e le sue Fondazioni. In questa linea si colloca in questi giorni il lavoro di P. Rodolfo Girardello, del nostro convento di Trento, che dopo tre anni di ricerca arriva a pubblicare I Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta, Edizioni OCD, 2016, pp. 416. 

Come egli precisa nella Prefazione, si tratta della storia “degli avvenimenti più im­portanti che riguardano la Provincia religiosa dei Carmelitani Teresiani, nati nel 1633 dentro i confini dell'allora Repubblica di S. Marco di Venezia”. E’ una storia che non parla solo dei frati, ma anche delle monache e dei terziari di questa Provincia che, inizialmente avviata dalla Provincia Lombarda, è stata eretta come realtà indipendente e a  titolo pieno nel 1677, un anno dopo la beatificazione di  Giovanni della Croce, scelto come suo patrono.

Si ha qui forse una storia edificante? Se lo chiede lo stesso autore. “Sostanzialmente sì, perché pervasa da una tensione spirituale autentica e spesso alta. Certo non esente da limiti umani inevitabili, presentati senza paure ma anche senza inutili sincerità. In tutto il racconto si evita l'enfasi e anche lo stile scelto, usando un tono forse anche troppo notarile e scabro, badando ad annotare solo fatti e persone, onestamente.”