Per festeggiare la nostra Edith Stein, monaca carmelitana patrona d'Europa, pubblichiamo il decreto sull'eroicità delle virtù con cui venne beatificata nel 1987 da S. Giovanni Paolo II. Ottimo documento per ripercorrere la sua vita e la sua santità.

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«Quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo» (Gal. 6, 14).
Come Paolo trova il tesoro in Cristo crocifisso, così anche la Serva di Dio Teresa Benedetta della Croce, nel secolo Edith Stein, trova la ricchezza della sua vita spirituale non nella sapienza di Cristo, o nella sua potestà e maestà, ma nel mistero dell'umiltà, sofferenza e morte di Cristo in croce. Tale mistero si sforzò di comprenderlo e di viverlo intimamente e profondamente per la salvezza degli uomini e per il popolo dell'antica alleanza. «Non l'umana attività ci salverà, ma soltanto la Passione di Cristo». Così parlò Edith Stein alla priora del monastero del Carmelo di Colonia, dove stava per entrare.

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La collana Quaderni Carmelitani, nata come espressione culturale dei Carmelitani Scalzi della Provincia Veneta, intende essere uno strumento di riflessione e di studio sulle dinamiche, le prospettive e le problematiche della vita cristiana in tutte le sue manifestazioni, tanto nella vocazione laicale quanto in quella consacrata. La prospettiva entro la quale Quaderni Carmelitani si pongono è quella della grande tradizione dei Santi e dei Dottori dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Pensiamo infatti che essa abbia ancora molto da dire all'uomo e al cristiano di oggi, così spesso attraversati da "notti oscure" della perdita del senso religioso, ma anche illuminati dalla nostalgia di una "infanzia spirituale" e dal desiderio di ritrovare nel "castello" della propria interiorità una bellezza e una verità donata.

da Radio Vaticana (2017-07-16)

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Nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Madonna del Carmelo, il Papa all'Angelus ha elevato la sua preghiera a Maria, "insuperabile nell’accogliere la Parola di Dio e nel metterla in pratica", perché "ci aiuti a purificare il cuore e a custodirvi la presenza del Signore". Quindi ha salutato le suore e i frati carmelitani auspicando "che possano continuare decisamente sulla strada della contemplazione".

di P. Aldino Cazzago ocd

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La Vergine Maria nell’antica tradizione carmelitana

L’Ordine carmelitano trae le sue lontane origini dall’esperienza di vita contemplativa che alcuni eremiti intrapresero alla fine del XII secolo sul Monte Carmelo, una montagna particolarmente cara alla storia del popolo d’Israele. Il Carmelo è un massiccio montuoso abbastanza modesto come dimensioni, che raggiunge un’altitudine di circa 550 metri e si estende per una ventina di chilometri. Esso prolunga i monti della Samaria e termina con un promontorio che si protende verso il Mar Mediterraneo. Oggi, adagiata ai contrafforti del Carmelo, sorge la città di Haifa, una delle più importanti dell’attuale Israele.

di P. Ermanno Barucco ocd

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La Madonna della Misericordia del Bertoja: l’originale e la “copia”

Alla Galleria Nazionale di Parma, nel Palazzo della Pilotta, si trovano l’uno a fianco dell’altro due quadri molto simili. Infatti uno è considerato l’originale e l’altro la copia. Pur accettando questi termini impiegati nella storia dell’arte si potrebbe invece cercare di capire, confrontandoli, se i due autori non abbiano anche fatto delle scelte stilistiche e tematiche che rendono comunque i due dipinti diversi.

Ci riferiamo precisamente alla Madonna della Misericordia di Jacopo Zanguidi detto Bertoja (1544-1574), dipinta nel 1564, e alla “copia” realizzata nel 1628 da un certo “Maestro Alessandro”, identificato dai più con Alessandro Bernabei (1580-1630) ma per altri da ritenere Alessandro Tiarini (1577-1668). Entrambi i dipinti sono legati alla Confraternita della Beata Vergine Maria del monte Carmelo di Parma che li fece realizzare come stendardi processionali e furono conservati nell’Oratorio San Quirino (in sacrestia secondo alcune indicazioni più precise), luogo di culto e di formazione della Confraternita. Risalente al 1331, l’edificio fu riedificato nella prima metà del XVIII secolo a pianta ottagonale e con cupola ovale.