di P. Fabio Pistillo ocd

thumb avilaStatua di S. TeresaAvila terra di sassi, macigni (cantos) e di santi. È la felice espressione della Regina Doña Juana. I cantos sono dei grossi e curiosi macigni che si trovano disseminati nella zona periferica della città. Rocce che parlano di robustezza, di stabilità, di fermezza come le virtù che Teresa voleva per sé e per i suoi amici. I Santi che ha dato questa terra abulense sono altrettanto numerosi come i cantos. Per la sua altezza, 1130 metri, situata su una collina rocciosa, ai piedi della Sierra de Guadarrama e bagnata dal fiume Adaja, Avila è la città più alta di tutta la penisola iberica; ed è anche una delle città più fredde della Spagna.

Avila è la città natale di S. Teresa. Avila parla di Teresa in ogni strada e Teresa parla di Avila in tutti i momenti della sua vita. Santa Teresa d'Avila, così è ricordata dalla storia e così è invocata dai cristiani.

È lei la patrona della città insieme a S. Segundo, il vescovo che convertì la cittadinanza al cristianesimo nel I secolo.

cavernaPer la sezione Carmelo & Cultura di questo sito pubblichiamo un interessantissimo stralcio del libro di P. Antonio Sicari, della nostra Provincia Veneta (ripreso da Il "Divino Cantico" di S. Giovanni della Croce, edizioni Jaca Book, 2011), in cui un tratto saliente del pensiero di S. Giovanni della Croce è messo in dialogo con la sensibilità della letteratura contemporanea:

di P. Antonio Maria Sicari ocd

Il tema dell’insaziabilità dell’essere umano suona molto gradita all’uomo moderno. Potremmo trovarlo nella letteratura d’ogni paese e d’ogni tempo. A solo titolo di esempio poniamo alcune espressioni meno note di tre autori europei ben conosciuti:

«Tutte le fonti della vita insieme / non avrìan mai potere di saziare / l’ardentissima sete, e sempre amare / avrò le labbra e vigile la speme / benché ognor delusa», scrive Pirandello [1].

«¡Ser, ser sempre, ser sin término, sed de ser, sed de ser mas!, ¡Hambre de Dios!, ¡sed de amor eternizante y eterno!,¡ser siempre!, ¡ser Dios!», esclama Miguel De Unamuno [2].

E P. Claudel [3] scrive a un amico: «C’è nell’uomo uno spaventoso bisogno di felicità (“un épouvantable besoin de bonheur”). È necessario che esso abbia il suo alimento, altrimenti divorerà tutto come il fuoco». Più tardi spiegherà che «questa profonda fame di felicità (“profond appetit de bonheur”) costituisce il fondo della natura umana», e ha le caratteristiche dell’universalità e dell’insaziabilità.

di P. Fabio Silvestri ocd

Un castello nel cuore  038Un debutto di alto livello, in una serata da ricordare. Può essere sintetizzato così l’esordio dello spettacolo “Un castello nel cuore . Teresa d’Avila” che ha avuto luogo a Roma, in due distinti e significativi momenti. Innanzi tutto sabato 28 marzo, con una mise en espace (messa in scena ridotta) che è stata realizzata nella Chiesa di S. Maria della Vittoria - in una fraterna collaborazione con la Provincia del Centro Italia - nella speciale occasione della riapertura al pubblico (dopo il restauro) dell’ “Estasi” del Bernini: per questo, ad assistere allo spettacolo, erano presenti i rappresentanti del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno e della Sovraintendenza, oltre ad un’assemblea variegata di carmelitani e laici.

Un castello nel cuore  006In secondo luogo, ma come vera e propria “prima” dello spettacolo, “Un castello nel cuore” è stato rappresentato il 31 marzo scorso nell’Aula Magna del Palazzo della Cancelleria, dove si è registrato un afflusso di pubblico superiore alle attese, anche alla luce delle tante repliche che seguiranno – ben 8 – sino al 12 aprile. Presenti per la serata varie personalità del mondo istituzionale, tra le quali il Presidente del Senato Piero Grasso, alcuni parlamentari, numerosi attori e giornalisti; il Presidente del Teatro di Roma, Marino Sinibaldi, che è anche Direttore di Radio 3, ha svolto il saluto introduttivo ringraziando in modo speciale il MEC e la Provincia Veneta per la co-produzione di questo lavoro.

di P. Ermanno Barucco ocd

01-aimer tout donner-Buisset

Le poesie di santa Teresa di Gesù Bambino sono assai conosciute, soprattutto grazie ad alcune versioni musicali che si sono diffuse negli ultimi anni del secolo scorso ad opera di Pierre Eliane o di Sylvie Buisset. Quelle di quest’ultima sono celebri ed eseguite anche in Italia, come ad esempio Vivre d’amor (Viver d’amore), Aimer, c’est tout donner (Amare è dare tutto) o Ta Face est ma seule Patrie (Sola mia Patria è il tuo Volto), dedicata al Volto santo di Gesù.
Certamente questi canti eseguono solo alcuni versetti o alcune delle strofe delle poesie di Teresa, che sono normalmente molto lunghe, ma anch’esse originariamente previste per un’esecuzione canora su arie musicali dell’800, conosciute ai tempi di Teresa e usate come basi musicali.

di Iacopo Iadarola

Autore anonimo S. Giovanni della Croce XVIII sec. Museo diocesano ViterboE' rinomata la definizione di S. Giovanni della Croce come “il più santo dei poeti e il più poeta dei santi del grande poeta spagnolo Antonio Machado. Per ricordare come quest'apprezzamento non sia soltanto una esagerazione poetica, ma un riconoscimento ecclesialmente proclamato, riportiamo la Lettera Apostolica promulgata da S. Giovanni Paolo II nel 1993 con cui il Nostro Padre S. Giovanni della Croce viene ufficialmente dichiarato patrono dei poeti di lingua ispanica. Il testo originale è contenuto negli Acta Apostolicae Sedis 85 (1993), pp. 552-553, soltanto in lingua latina, ma lo abbiamo tradotto in italiano appositamente per i nostri lettori: