di P. Stefano Conotter ocd

thumb Revò Italien Santo Stefano 01Revò, Chiesa di S. Stefano

Le tracce carmelitane non sono solo chiese o dipinti che testimoniano la diffusione della devozione alla Madonna del Carmine o ai santi carmelitani. Ci sono anche tracce viventi, come la festa del Carmen a Revò, in Val di Non (Trentino). Questa festa in onore della Madonna del Carmine si celebra ogni anno a Revò, dove c'è una chie­sa dedicata alla Vergine del Carmelo, che si trova a "un tiro di sasso" dalla chiesa parrocchiale dedicata a Santo Stefano Protomartire. La chie­sa in origine poteva essere il battistero della Pieve di Revò; all'interno si trova una pala con la Madonna che consegna lo scapolare a S. Simone Stok e a S. Teresa. In origine questo quadro copriva l'antica statua della Madonna del Carmine, recentemente restaurata, la quale era esposta solo in occasione delle feste. At­tualmente questa statua si trova nella chiesa di S. Stefano. Essa fu dona­ta alla comunità di Revò dal Conte Carlo Cipriano Thunn, che la fece scolpire in occasione della fon­dazione della Confraternita del Carmine nel 1651. Si racconta che l'artista abbia preso a modello una donna del paese, infatti la statua ha le fattezze di una donna popolana.

di P. Angelo Lanfranchi ocd

thumb carmpvS. Maria del Carmine a PaviaSanta Maria del Carmine è una delle maggiori chiese di Pavia ed è uno degli esempi più belli dell'architettura del gotico lombardo; conservato intatto per secoli, vi si respira un'atmosfera unica.

Intorno al 1364 i Carmelitani di Pavia si trovano a dover abbandonare la primitiva sede a nord della città (che occupavano dal 1298) per lasciare spazio alla nuova residenza viscontea. Ottengono in cambio l'uso della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, entro le mura, e qui avviano - sembra a partire dal 1373 - i lavori per la costruzione del complesso monastico su progetto di Bernardo da Venezia, architetto di fiducia dei Visconti che sponsorizzarono i lavori. La sua costruzione proseguì lentamente, fu ripresa nel 1432 ed ultimata infatti solo nel 1461. Ma la realizzazione dell'imponente facciata nella sua forma slanciata a capanna avverrà solo nel 1490.

Non nasconde un'ispirazione architettonica romanica, ma le decorazioni sono indubbiamente collocabili nel gotico lombardo. I sei pilastri con guglie dividono la facciata in cinque campi verticali nei quali si inseriscono i tre portali, sopra i quali si trovano quattro grandi bifore a sesto acuto ed un elaboratissimo rosone in cotto, ai lati del quale due nicchie ospitavano le statue dell'arcangelo Gabriele e della Vergine Annunziata cui la chiesa è dedicata. 

di P. Fabio Pistillo ocd

thumb avilaStatua di S. TeresaAvila terra di sassi, macigni (cantos) e di santi. È la felice espressione della Regina Doña Juana. I cantos sono dei grossi e curiosi macigni che si trovano disseminati nella zona periferica della città. Rocce che parlano di robustezza, di stabilità, di fermezza come le virtù che Teresa voleva per sé e per i suoi amici. I Santi che ha dato questa terra abulense sono altrettanto numerosi come i cantos. Per la sua altezza, 1130 metri, situata su una collina rocciosa, ai piedi della Sierra de Guadarrama e bagnata dal fiume Adaja, Avila è la città più alta di tutta la penisola iberica; ed è anche una delle città più fredde della Spagna.

Avila è la città natale di S. Teresa. Avila parla di Teresa in ogni strada e Teresa parla di Avila in tutti i momenti della sua vita. Santa Teresa d'Avila, così è ricordata dalla storia e così è invocata dai cristiani.

È lei la patrona della città insieme a S. Segundo, il vescovo che convertì la cittadinanza al cristianesimo nel I secolo.

cavernaPer la sezione Carmelo & Cultura di questo sito pubblichiamo un interessantissimo stralcio del libro di P. Antonio Sicari, della nostra Provincia Veneta (ripreso da Il "Divino Cantico" di S. Giovanni della Croce, edizioni Jaca Book, 2011), in cui un tratto saliente del pensiero di S. Giovanni della Croce è messo in dialogo con la sensibilità della letteratura contemporanea:

di P. Antonio Maria Sicari ocd

Il tema dell’insaziabilità dell’essere umano suona molto gradita all’uomo moderno. Potremmo trovarlo nella letteratura d’ogni paese e d’ogni tempo. A solo titolo di esempio poniamo alcune espressioni meno note di tre autori europei ben conosciuti:

«Tutte le fonti della vita insieme / non avrìan mai potere di saziare / l’ardentissima sete, e sempre amare / avrò le labbra e vigile la speme / benché ognor delusa», scrive Pirandello [1].

«¡Ser, ser sempre, ser sin término, sed de ser, sed de ser mas!, ¡Hambre de Dios!, ¡sed de amor eternizante y eterno!,¡ser siempre!, ¡ser Dios!», esclama Miguel De Unamuno [2].

E P. Claudel [3] scrive a un amico: «C’è nell’uomo uno spaventoso bisogno di felicità (“un épouvantable besoin de bonheur”). È necessario che esso abbia il suo alimento, altrimenti divorerà tutto come il fuoco». Più tardi spiegherà che «questa profonda fame di felicità (“profond appetit de bonheur”) costituisce il fondo della natura umana», e ha le caratteristiche dell’universalità e dell’insaziabilità.

di P. Fabio Silvestri ocd

Un castello nel cuore  038Un debutto di alto livello, in una serata da ricordare. Può essere sintetizzato così l’esordio dello spettacolo “Un castello nel cuore . Teresa d’Avila” che ha avuto luogo a Roma, in due distinti e significativi momenti. Innanzi tutto sabato 28 marzo, con una mise en espace (messa in scena ridotta) che è stata realizzata nella Chiesa di S. Maria della Vittoria - in una fraterna collaborazione con la Provincia del Centro Italia - nella speciale occasione della riapertura al pubblico (dopo il restauro) dell’ “Estasi” del Bernini: per questo, ad assistere allo spettacolo, erano presenti i rappresentanti del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno e della Sovraintendenza, oltre ad un’assemblea variegata di carmelitani e laici.

Un castello nel cuore  006In secondo luogo, ma come vera e propria “prima” dello spettacolo, “Un castello nel cuore” è stato rappresentato il 31 marzo scorso nell’Aula Magna del Palazzo della Cancelleria, dove si è registrato un afflusso di pubblico superiore alle attese, anche alla luce delle tante repliche che seguiranno – ben 8 – sino al 12 aprile. Presenti per la serata varie personalità del mondo istituzionale, tra le quali il Presidente del Senato Piero Grasso, alcuni parlamentari, numerosi attori e giornalisti; il Presidente del Teatro di Roma, Marino Sinibaldi, che è anche Direttore di Radio 3, ha svolto il saluto introduttivo ringraziando in modo speciale il MEC e la Provincia Veneta per la co-produzione di questo lavoro.