di P. Piero Rizza ocd

thumb giovannilatinoamericanoPrima di iniziare il percorso che indaga la presenza di san Giovanni della Croce nella letteratura è necessario fare alcune premesse.
Introducendosi a un’opera letteraria occorre sgombrare il campo dalla pretesa assurda che un autore debba scrivere quello che ha in mente il lettore. Nel caso particolare, se si ha un’idea personale sulla vita, l’opera e la teologia di san Giovanni della Croce non bisogna forzare l’autore all’interno di questa idea e ritenere che l’opera debba essere strutturata a partire dal «mio pensiero». Allo stesso modo, non si può pretendere che se uno scrittore abbia tralasciato qualcosa che «secondo noi» sarebbe stato importante scrivere ciò sia segno di non conoscenza di quell’aspetto o di quell’episodio della vita di Giovanni della Croce. Se si desidera che un autore debba avere lo stesso pensiero del lettore e che quindi debba conformare la propria opera a quello che ognuno ritiene necessario, più importante e più vero, allora sarebbe meglio scriversi i libri da sé.

di P. Giacomo Gubert ocd

stenone

Nella Hannover dell’ultimo quarto del Seicento, alla corte del duca guelfo Giovanni Federico di Brunswick-Lüneburg, diventato cattolico in Italia nel 1665, Teresa d’Avila ebbe un altro grande estimatore oltre al già ricordato Gottfried Wilhelm Leibniz, a cui il capoluogo della Bassa Sassonia ha intitolato l’università ed un famoso biscotto. Non che si possa comparare colui che Mircea Eliade considerava l’ultimo homo universalis della storia culturale europea, con l’umile danese Niels Stensen (latinizzato in Niccolò Stenone), morto a Schwerin, il 25 novembre 1686 (secondo il calendario giuliano) in povertà e senza assistenza religiosa.

Significativa è tuttavia la relazione spirituale che legò il naturalista, geologo, anatomista e vescovo danese con santa Teresa d’Avila. All’indomani della sua ordinazione presbiterale, ricevuta a Roma nel 1675, Niels Stensen chiese di poter aggiungere ai voti di verginità e povertà che professò, quello “teresiano” (1560) di scegliere sempre, in ogni cosa, il “più perfetto” alla maggiore gloria di Dio (cfr. Vita, 35,10). Considerava questo il modo autentico di imitare ed amare il Signore.

di F. Francesco Conte ocd

2predellSandro Botticelli, Visione di S. Agostino

Durante la prima lettura del "Cantico spirituale" del santo padre Giovanni della Croce mi sono imbattuto – oserei dire per caso – in questo breve brano, tratto dalla spiegazione, che lo stesso Giovanni scrive della strofa 91:

«L’anima è come un vaso vuoto in attesa di essere riempito, come un affamato che desidera il cibo, come un infermo che sospira per la salute e come chi sta sospeso in aria e privo di un sostegno a cui appoggiarsi».

Queste immagini così nitide ed efficaci sono da leggere nella dinamica della ricerca di Dio che ha provocato nel cuore la ferita d’amore per lui, ma poi si è nascosto, anzi allontanato dalla vista dell’anima, lasciandola nella condizione sopra descritta. Il ricorso a tali immagini è particolarmente evocativo relativamente al tema indicato: in questo momento mi limito ad accostare a san Giovanni della Croce un altro grande santo, anch’egli riconosciuto già prima come maestro dell’interiorità, con la sua opera più nota: sant’Agostino e le sue "Confessioni".

di F. Iacopo Iadarola ocd

sartre-1Sartre non ci piace: pur prescindendo da questioni confessionali, ci basterebbe la sua miope adesione allo stalinismo e maoismo (anche se poi ridimensionata) e alla proposta di depenalizzazione dei rapporti sessuali coi minori di quindici anni consenzienti (anche se allora condivisa da tanti altri raffinati intellettuali, ancora oggi molto di moda). Ma bisogna pur riconoscere a questo mostro sacro dell’esistenzialismo e dell’ateismo novecentesco una lucidità di pensiero che lo fa rimpiangere, se paragonato ai suoi attuali epigoni come Onfray o Odifreddi: “L’ateismo è la persuasione che l’uomo è un creatore, e che è abbandonato, solo, sul mondo. L’ateismo non è quindi un allegro ottimismo, ma, nel suo senso più profondo, una disperazione”. Un ateismo, quello sartriano, sempre in crisi con se stesso, consapevole del proprio dramma, della propria impermanenza e contraddittorietà: “La decisiva assenza di fede è una fede incrollabile”.

di Pedro Paricio Aucejo

LeibnizTeresa

Non tutte le scoperte personali sono una novità per il mondo, ma l’impatto che la loro scoperta produce nel nostro animo fa sì che prendiamo coscienza della trascendenza di ciò che si è incontrato. Questo è ciò che mi capitò nel leggere il prologo a una edizione di qualche decina di anni fa della Vita di Santa Teresa di Gesù. Mi si mostrò per la prima volta l’influenza della Santa in Leibniz, cosa che è già risaputa dagli studiosi di entrambi, ma che, con una inusuale profondità, mi aprì gli occhi sulla popolarità della mistica castigliana, la cui vita e la cui opera hanno una ripercussione che supera le barriere dello spazio e del tempo.