di P. Ermanno Barucco ocd

01-aimer tout donner-Buisset

Le poesie di santa Teresa di Gesù Bambino sono assai conosciute, soprattutto grazie ad alcune versioni musicali che si sono diffuse negli ultimi anni del secolo scorso ad opera di Pierre Eliane o di Sylvie Buisset. Quelle di quest’ultima sono celebri ed eseguite anche in Italia, come ad esempio Vivre d’amor (Viver d’amore), Aimer, c’est tout donner (Amare è dare tutto) o Ta Face est ma seule Patrie (Sola mia Patria è il tuo Volto), dedicata al Volto santo di Gesù.
Certamente questi canti eseguono solo alcuni versetti o alcune delle strofe delle poesie di Teresa, che sono normalmente molto lunghe, ma anch’esse originariamente previste per un’esecuzione canora su arie musicali dell’800, conosciute ai tempi di Teresa e usate come basi musicali.

di Iacopo Iadarola

Autore anonimo S. Giovanni della Croce XVIII sec. Museo diocesano ViterboE' rinomata la definizione di S. Giovanni della Croce come “il più santo dei poeti e il più poeta dei santi del grande poeta spagnolo Antonio Machado. Per ricordare come quest'apprezzamento non sia soltanto una esagerazione poetica, ma un riconoscimento ecclesialmente proclamato, riportiamo la Lettera Apostolica promulgata da S. Giovanni Paolo II nel 1993 con cui il Nostro Padre S. Giovanni della Croce viene ufficialmente dichiarato patrono dei poeti di lingua ispanica. Il testo originale è contenuto negli Acta Apostolicae Sedis 85 (1993), pp. 552-553, soltanto in lingua latina, ma lo abbiamo tradotto in italiano appositamente per i nostri lettori:

di  P. Piero Rizza ocd

joseph roth

La vita di J. Roth

Joseph Roth nacque nel 1894 a Schwabendorf, presso Brody (Galizia orientale – odierna Ucraina), da madre ebrea russa e da padre austriaco, commerciante di legname, che in seguito a un dissesto finanziario si allontanò da casa ancor prima della nascita di Joseph e morì – almeno così si dice – in un manicomio di Amsterdam. L’infanzia di Joseph fu pertanto grigia e solitaria con una madre esageratamente possessiva. Studiò filosofia e letteratura tedesca prima a Leopoli, poi a Vienna. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come volontario; fatto prigioniero dai russi, trascorse parecchio tempo nei campi di prigionia.

di Iacopo Iadarola

thumb Edith Stein francobollo

Nel Vangelo di Giovanni è raccontato come alla Risurrezione di Gesù corsero al sepolcro vuoto sia Pietro sia Giovanni. Il giovane apostolo, il primo dei mistici cristiani, arrivò per primo, ma per entrare nel sepolcro aspettò Pietro, il primo papa. Fu quasi l’esempio, per i secoli a venire, di come la mistica e l’istituzione, lungi dal contrastarsi, possano e debbano collaborare insieme, anche se con ritmi diversi che soltanto la Provvidenza conosce.
Nell’imminenza della Giornata della Memoria, che si celebrerà martedì 27 gennaio, ci sembra che un fenomeno paragonabile alla corsa di Giovanni e Pietro sia accaduto nel caso di S. Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, e della sua lettera a Papa Pio XI datata all’anno 1933, anno in cui il partito nazista aveva appena ottenuto pieni poteri mutandosi in regime.

di Iacopo Iadarola

thumb l.malle«È solo quando la memoria viene filtrata dall'immaginazione, che i film arrivano realmente nel profondo dell'anima»
Con queste parole del celebre regista Louis Malle vogliamo prepararci alla Giornata della Memoria che si terrà il prossimo 27 gennaio, in ricordo delle vittime ebree della violenza nazista. Di queste vittime Malle ha celebrato il ricordo con il suo pluripremiato film Au revoirs les enfants (fra i più significativi riconoscimenti: Leone d’Oro nel 1987, David di Donatello e Oscar come migliore sceneggiatura nel 1988. Uscito in Italia col titolo: Arrivederci ragazzi). Storia - ruvida e delicatissima insieme - di un’amicizia fra due collegiali, Julien e Jean, che sul nascere viene brutalmente tranciata dall’irruzione della Gestapo nel collegio, in cerca di tre ragazzi ebrei che lì vivevano sotto falso nome, fra i quali Jean. Oltre ai tre ragazzi, subito scovati e spediti ad Auschwitz dove saranno gassati, in campo di concentramento viene mandato anche il responsabile del loro occultamento, il direttore del collegio Padre Jean. Che serenamente, nella scena finale del film, mentre viene scortato via, così saluta i suoi studenti:
“Au revoirs les enfants!”