di  P. Piero Rizza ocd

joseph roth

La vita di J. Roth

Joseph Roth nacque nel 1894 a Schwabendorf, presso Brody (Galizia orientale – odierna Ucraina), da madre ebrea russa e da padre austriaco, commerciante di legname, che in seguito a un dissesto finanziario si allontanò da casa ancor prima della nascita di Joseph e morì – almeno così si dice – in un manicomio di Amsterdam. L’infanzia di Joseph fu pertanto grigia e solitaria con una madre esageratamente possessiva. Studiò filosofia e letteratura tedesca prima a Leopoli, poi a Vienna. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò come volontario; fatto prigioniero dai russi, trascorse parecchio tempo nei campi di prigionia.

di Iacopo Iadarola

thumb Edith Stein francobollo

Nel Vangelo di Giovanni è raccontato come alla Risurrezione di Gesù corsero al sepolcro vuoto sia Pietro sia Giovanni. Il giovane apostolo, il primo dei mistici cristiani, arrivò per primo, ma per entrare nel sepolcro aspettò Pietro, il primo papa. Fu quasi l’esempio, per i secoli a venire, di come la mistica e l’istituzione, lungi dal contrastarsi, possano e debbano collaborare insieme, anche se con ritmi diversi che soltanto la Provvidenza conosce.
Nell’imminenza della Giornata della Memoria, che si celebrerà martedì 27 gennaio, ci sembra che un fenomeno paragonabile alla corsa di Giovanni e Pietro sia accaduto nel caso di S. Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, e della sua lettera a Papa Pio XI datata all’anno 1933, anno in cui il partito nazista aveva appena ottenuto pieni poteri mutandosi in regime.

di Iacopo Iadarola

thumb l.malle«È solo quando la memoria viene filtrata dall'immaginazione, che i film arrivano realmente nel profondo dell'anima»
Con queste parole del celebre regista Louis Malle vogliamo prepararci alla Giornata della Memoria che si terrà il prossimo 27 gennaio, in ricordo delle vittime ebree della violenza nazista. Di queste vittime Malle ha celebrato il ricordo con il suo pluripremiato film Au revoirs les enfants (fra i più significativi riconoscimenti: Leone d’Oro nel 1987, David di Donatello e Oscar come migliore sceneggiatura nel 1988. Uscito in Italia col titolo: Arrivederci ragazzi). Storia - ruvida e delicatissima insieme - di un’amicizia fra due collegiali, Julien e Jean, che sul nascere viene brutalmente tranciata dall’irruzione della Gestapo nel collegio, in cerca di tre ragazzi ebrei che lì vivevano sotto falso nome, fra i quali Jean. Oltre ai tre ragazzi, subito scovati e spediti ad Auschwitz dove saranno gassati, in campo di concentramento viene mandato anche il responsabile del loro occultamento, il direttore del collegio Padre Jean. Che serenamente, nella scena finale del film, mentre viene scortato via, così saluta i suoi studenti:
“Au revoirs les enfants!”

300px-El caballero de la mano en el pecho by El Greco from Prado in Google EarthPubblichiamo questo interessante articolo di Fidel García Martínez, docente universitario in filologia romanza, per gentile concessione del giornale spagnolo Guadalajaradiario.es. 

In questo appena cominciato 2015 si celebrano due centenari di due nascite molto differenti ma collegate tra loro. Quello più importante è senza dubbio il V centenario della nascita della più grande scrittrice in lingua castigliana, come testimoniò Luis de Leòn quando affermò: «Dubito che ci sia all’interno della nostra lingua uno stile di scrittura che possa eguagliarsi a quello di S. Teresa». Per quanto riguarda il secondo centenario non si tratta della nascita di una persona, bensì della “Seconda Parte” del “Don Chisciotte” che compie il suo IV centenario di pubblicazione in questo stesso anno. È in questa “Seconda Parte” che è possibile ritrovare la vera essenza del romanzo cervantesco per le sue raffinate risorse e per il fatto che i protagonisti Don Chisciotte e Sancio vi si trovano perfettamente configurati.

di Iacopo Iadarola

padresergioprimopiano

È appena trascorso, il 7 gennaio 2015, il trentesimo anniversario della morte di P.Sergio Sorgon, missionario carmelitano in Madagascar: l’Isola rossa nei cui  “fiumi si direbbe che scorre sangue”. Così si era espresso vedendo il paese dall’aereo che lì lo aveva portato nel 1969, insieme ad altri due padri, per impiantare la missione promossa dal Carmelo veneto. Non sapeva che, molto dopo - dopo 16 anni di infaticabile lavoro missionario, di costruzione di scuole e parrocchie in ruoli di alta responsabilità - in quei fiumi avrebbe versato il proprio sangue. Il 7 gennaio 1985 infatti, in circostanze ancore misteriose, sarebbe stato barbaramente ucciso per moventi certamente non irrelati al suo sforzo e al suo impegno appassionato per il riscatto e l’emancipazione del popolo malgascio. A questo riguardo, impiegava spesso il termine "malgascizzazione" per indicare quel lungo e faticoso processo culturale che si auspicava avvenisse per la nazione e per la Chiesa del Madagascar, processo tramite cui il popolo malgascio avrebbe dovuto diventare il protagonista e l'interprete delle propria fede, cultura ed economia - e non un passivo ricettore di istruzioni impartite dall'alto