SAN GIOVANNI DELLA CROCE

1542 - 1591

Dottore della Chiesa

Padre Riformatore dei Carmelitani Scalzi

Patrono della Provincia Veneta dei Carmelitani Scalzi

 Solennità, 14 dicembre

 

La nascita

S. Giovanni della Croce, universalmente conosciuto come “Dottore mistico”, nacque nel 1542 a Fontiveros, una cittadina della Castiglia. Già la tenera vicenda umana dei suoi genitori fu per Giovanni quasi un presagio: il papà, Gonzalo de Yepes, di nobile origine toledana, aveva sposato, contro la volontà dei suoi ricchi parenti, Caterina Alvarez, una povera tessitrice, di cui s’era innamorato. 

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di F. Iacopo Iadarola ocd

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Segnaliamo ai nostri lettori l'intervista di Benedetto XVI rilasciata a Elio Guerriero, pubblicata sull'Osservatore Romano del 24 agosto 2016. Data importante per noi carmelitani, perché vi si commemora l'inizio della Riforma del Carmelo, con la fondazione del primo monastero di Carmelitane scalze in Avila da parte di S. Teresa di Gesù.

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di María del Puerto Alonso ocd

Il nostro padre e fratello San Giovanni della Croce ebbe un'infanzia molto difficile. Perse il padre in tenera età, conobbe la fame, la miseria, imparò a svolgere numerosi lavori senza riuscire ad identificarsi con nessuno. Un nostro confratello disse in diverse occasioni che Giovanni aveva tutte le qualità per essere "il patrono degli amareggiati". Ciononostante le testimonianza dei suoi processi di beatificazione e canonizzazione insistono sul fatto che egli era un uomo affabile e sereno. Un uomo convinto della presenza della misericordia di Dio nella sua vita e nella storia dell'umanità.

San Giovanni non esitava nel chiamare Dio "Padre di misericordia". E comincia così la  sua famosa "Orazione dell'anima innamorata": 

«Signore Dio, mio Diletto! Se il ricordo dei miei peccati ancora ti trattiene dal concedermi ciò che ti domando, fa' pure, riguardo ad essi, mio Dio, la tua volontà, che è la cosa che io desidero sopra ogni altra; ma, deh! usa la tua bontà e misericordia, e nel perdono di essi sarai conosciuto» (Sentenze, 25).

di F. Iacopo Iadarola ocd

lorcaUno dei testi più conosciuti di Federico García Lorca (di cui non molti conoscono il nome completo: Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca) è “Teoria e gioco del duende”. Qui il celebre poeta d’avanguardia tenta, in una conferenza tenuta a Buenos Aires nel 1933, di spiegare l’inspiegabile e descrivere l’indescrivibile, il “duende”: “Potere misterioso che tutti sentono e che nessun filosofo spiega”. E’ il furore ispirato che presiede ai più genuini impulsi creativi, in ogni campo dell’inventiva umana, dalla poesia all’architettura al canto alla filosofia alla danza. Forza misteriosa che trascende le capacità dell’individuo e le verticalizza in opere geniali. Un “lottare più che un pensare”, “qualcosa che non sta nella gola ma nella pianta dei piedi”, “non questione di facoltà, bensì di autentico stile vivo; ovvero di sangue […] è, insomma, lo spirito della terra”.

di F. Francesco Conte ocd

3152c665-139a-4820-89a9-ccc1b6b82f0fAgnolo Bronzino, Ritratto di Dante Alighieri

Una delle opere più famose che la letteratura italiana ci ha lasciato è senza dubbio la «Divina Commedia», in cui Dante Alighieri, autore e nello stesso tempo personaggio, percorre un viaggio tutto particolare attraverso Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Lo scenario iniziale della Commedia (siamo nel primo Canto dell’Inferno) vede Dante nella «selva oscura», ai piedi di un «colle», tre bestie feroci che gli bloccano la salita e un’ombra, quella del poeta latino Virgilio, mandato dal cielo per guidare il sommo poeta nel viaggio fino al Paradiso: lì Dante troverà la sua Beatrice, che gode la beatitudine eterna. L’incontro con Virgilio è in questo momento decisivo, perché è funzionale non solo a definire il poeta come «guida, autore e maestro» dell’autore-personaggio, ma anche a sciogliere l’impasse dei dubbi e ancora di più delle paure che Dante nutre, smarrito in una selva di vizi o passioni e affrontato dalle «fiere», figure simboliche della lussuria (la lonza), della superbia (il leone) e dell’avarizia (la lupa).

di P. Piero Rizza ocd

thumb giovannilatinoamericanoPrima di iniziare il percorso che indaga la presenza di san Giovanni della Croce nella letteratura è necessario fare alcune premesse.
Introducendosi a un’opera letteraria occorre sgombrare il campo dalla pretesa assurda che un autore debba scrivere quello che ha in mente il lettore. Nel caso particolare, se si ha un’idea personale sulla vita, l’opera e la teologia di san Giovanni della Croce non bisogna forzare l’autore all’interno di questa idea e ritenere che l’opera debba essere strutturata a partire dal «mio pensiero». Allo stesso modo, non si può pretendere che se uno scrittore abbia tralasciato qualcosa che «secondo noi» sarebbe stato importante scrivere ciò sia segno di non conoscenza di quell’aspetto o di quell’episodio della vita di Giovanni della Croce. Se si desidera che un autore debba avere lo stesso pensiero del lettore e che quindi debba conformare la propria opera a quello che ognuno ritiene necessario, più importante e più vero, allora sarebbe meglio scriversi i libri da sé.