di P. Aldino Cazzago ocd

Incoronazione di S.Teresa1. Il quarto e conclusivo aspetto della vita di Teresa di Gesù sul quale papa Francesco fissa la sua attenzione nel Messaggio per il Centenario teresiano è il fatto che ella ha saputo vivere fino in fondo le problematiche del suo tempo. «La sua esperienza mistica, scrive il papa, non la separò dal mondo né dalle preoccupazioni della gente.[…] Lei visse le difficoltà del suo tempo – tanto complicato – senza cedere alla tentazione del lamento amaro, ma piuttosto accettandole nella fede come un’opportunità per fare un passo avanti nel cammino».

Come scriveva oltre sessant’anni fa il pastore protestante svizzero Walter Nigg, «la grande mistica della Spagna non guardava fissa il cielo sì che tutto il resto sfuggiva ai suoi occhi».

di P. Aldino Cazzago

t ovs1. Il terzo significativo aspetto dell’esperienza spirituale di Teresa d’Avila che papa Francesco mette in risalto è quello della «via della fraternità». Per Teresa questa non fu, né a livello personale,né comunitario, una fuga che oggi chiameremmo intimistica. Fu,come scrive papa Francesco, «la sua risposta provvidenziale (…)ai problemi della Chiesa e della società del suo tempo».

Ma qual è il fondamento di questa «via della fraternità» e secondo quale dinamica deve vivere e svilupparsi? La risposta al primo interrogativo è semplice: la certezza che Cristo è «con noi» (Vita,32,11); quella al secondo, è un famoso testo del Cammino di perfezione: «Non crediate, sorelle ed amiche mie, che le cose da raccomandarvi siano molte. […]

di Iacopo Iadarola

 

paolo VI

Pubblichiamo l'allocuzione che Paolo VI tenne agli studenti del Collegio Internazionale Teresianum il 27 febbraio 1966, in occasione della visita alla parrocchia di S.Pancrazio attigua al Collegio. La preziosità del discorso, oltre che nel contenuto, risiede nel suo carattere inedito: non figura infatti fra i discorsi ufficiali del Pontefice, ma è stato trascritto esclusivamente negli atti del nostro Ordine (Acta Ordinis Carmelitarum Discalceatorum n.11 (1966), fasc.1-4, pp.3-7). 

 

Invitato a fare atto di presenza anche in questo Istituto, vengo molto volentieri — per conoscere intanto —, e sono lieto di vedere una casa di silenzio, di preghiera, di formazione, così nuova, così bella e anche così popolata. Vi lascio qui la mia benedizione, in modo par­ticolare. In questa forma le cose diventano più significative, espressive, e ne sono contento perché voglio che tutti sappiate quale sia la mia stima per la vostra famiglia religiosa e quale sia il desiderio di vederla fiorire e prosperare; quanto cuore io metta nel benedire il vostro Padre Generale — non è vero? — ringraziandolo di questa sua acco­glienza, il Rettore di questa casa, e poi tutti i Superiori che presie­dono alla grande famiglia dei Carmelitani Scalzi.

di P. Aldino Cazzago

st jos s1. Il secondo aspetto della vita e della dottrina di Teresa di Gesù sul quale si sofferma papa Francesco nel suo Messaggio è quello della preghiera. La vita di questa monaca carmelitana di clausura del XVI secolo, pur tra mille travagli affrontati per la fondazione di 16 monasteri, è stata un’esistenza radicata e resa feconda proprio dalla preghiera, vissuta come luogo dell’esperienza dell’amore e della volontà di Dio e verifica dell’amore del prossimo (cfr. Mansioni, 5,3,7-8)

In lei la frattura tra vita e preghiera, tra cose dell’uomo e quelle di Dio, che così spesso segna le nostre esistenze, non ha trovato luogo. E questo per una semplice ragione: ha ritenuto che Dio non fosse degno solo della sua ragione e della sua intelligenza, ma anche del suo cuore, e in definitiva, della sua capacità di amare. Come ha ricordato papa Francesco, riportando le parole stesse di santa Teresa, nel pregare «l’essenziale non è già nel molto pensare, ma nel molto amare» (Mansioni, 4,1,7).

di P. Aldino Cazzago

stberninis1. Il primo elemento che, a partire dalla vita di santa Teresa di Gesù, papa Francesco mette in risalto nel suo Messaggio al vescovo di Avila è quello della gioia. È un tema per il qualeegli prova una particolare sensibilità e attrattiva, una sorta di simpatia, come dimostrano, prima, il titolo stesso della sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, la gioia del Vangelo, poi l’espressione “gioia del Vangelo” che in essa ricorre 5 volte e infine le quasi 80 volte in cui il solo termine “gioia” ricorre nel testo.
La gioia, non servirebbe ripeterlo, oltre ad occupare un posto rilevante nella Rivelazione, dalla Creazione alla Pasqua (cfr. EG,nn. 4-5), è per papa Francesco un principio nell’ottica del quale guardare la vita del credente e della Chiesa: “La gioia del Vangelo … riempie la vita della comunità dei discepoli” (EG, n. 21). In definitiva, “il Vangelo, come egli ha ribadito al vescovo di Avila, non è un sacco di piombo che si trascina pesantemente, ma una fonte di gioia che colma di Dio il cuore e lo spinge a servire i fratelli!”.