Uomo prudente e fermo, si pose come mediatore tra papa Clemente III e l’imperatore Federico Barbarossa. Enrico VI, figlio dello stesso Barbarossa, una volta salito al trono, nominò il futuro Sant'Alberto principe di Vercelli. Uomo di pace, nel 1194 si impegnò per ristabilire la concordia tra le città di Milano e Pavia e, cinque anni dopo, tra Piacenza e Parma. Grazie alle sue capacità umane e intellettuali, tra il 1194 e il 1206 fu mediatore di vari atti pacificatori e protagonista nella stesura di statuti e di regole in favore di alcuni istituti tra i quali i canonici di Biella e gli Umiliati.

tiepolo giambattista 597 madonna del carmine e anime del purgatorioG.B. Tiepolo, Madonna del Carmine

Nel 1205, Papa Innocenzo III lo nominò patriarca di Gerusalemme e nel 1206 Alberto fu trasferito in Palestina, dove fissò la sua sede in San Giovanni d’Acri, essendo Gerusalemme occupata dai Saraceni. Anche in terra palestinese, Sant'Alberto non mancò di assumere il ruolo di pacificatore nelle contese tra i vari regnanti mediorientali e tra questi e i Templari, così come di rimettere ordine all’interno del mondo ecclesiastico di quella stessa area.

Intorno al 1209 scrisse la Regola per il formando ordine carmelitano, indirizzato agli eremiti che già da tempo risiedevano sul Monte Carmelo. Il testo redatto risultò breve e allo stesso tempo ricco, preciso nel fornire norme disciplinari che conducessero alla continua orazione, alla costante meditazione della Parola divina, associate al silenzio interiore ed esteriore, al raccoglimento e al distacco da cose e affetti; tutti strumenti questi che avrebbero consentito il contatto con Dio.

Il 14 settembre 1214, in occasione di una processione a S. Giovanni d’Acri, fu accoltellato dal Maestro dell’Ospedale di Santo Spirito, il quale era stato deposto dallo stesso Sant'Alberto a causa del riprovevole stile di vita da lui mantenuto.

La memoria di Sant'Alberto è celebrata in più date durante il mese di settembre, e in particolare: il 16 dai Carmelitani Calzati, il 17 dai Carmelitani Scalzi, il 26 dal Patriarcato latino di Gerusalemme. A queste date si affianca anche l’8 aprile, giorno in cui a fare memoria sono l’arcidiocesi di Vercelli e i Canonici Regolari Lateranensi.