di P. Hermann Ramanantoanina ocd

pace

Ha fatto un po’ sognare la profezia di Isaia offertaci dalla Chiesa nella prima Domenica di Avvento. Il profeta diceva: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci” (Is 2,4). Sognare perché, vedendo quello che succede nel mondo, ci viene da dire che sarebbe troppo bello se accadesse ciò che dice Isaia!  Non parliamo solo della Terza Guerra mondiale “a pezzi”, come dice papa Francesco, ma anche di quello che avviene nelle nostre città e nella nostra quotidianità. Quanta violenza attorno a noi. Basta un piccolo fatto spiacevole per far scattare una reazione violenta, verbale e, a volte, anche fisica.

Di fronte alle troppe violenze nel nostro mondo, ognuno ha pronto il suo commento. Ci diciamo allora che è così che funziona il mondo: la sua economia (di cui fanno parte il commercio delle armi e i vari soprusi nei confronti dei paesi poveri grazie anche ai loro corrotti governi), la sua politica (anche qui ogni cosa diventa un discorso di parte, cioè partitico); la sua gente (con proprio carico di stress e di nervosismo e ancor più di disagio sociale). 

di P. Ermanno Barucco ocd

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Tommaso Becket fu canonizzato nel febbraio del 1173, a meno di tre anni dalla sua morte, avvenuta il 29 dicembre 1170. La notizia dell’assassinio si diffuse rapidamente in tutta Europa: “L’arcivescovo di Canterbury ucciso di spada nella sua cattedrale!”. E anche il culto reso a questo santo martire ebbe uno sviluppo e una diffusione incredibilmente rapidi e durò per secoli.

di P. Aldino Cazzago ocd

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L’autore dell’inno Akathistos non poteva, ovviamente, esimersi da una riflessione, seppur sotto forma di poesia, sull’evento dell’Incarnazione. Con essa egli vuole implicitamente rispondere ad alcune domande che potrebbero essere così formulate: «Qual è il fine dell’Incarnazione?», «Come è avvenuta?» e «Quali sono i suoi effetti per l’uomo?».

L’Incarnazione non ha altro fine che quello della salvezza dell’uomo. Per raggiungerlo, «il Dio Verbo infinito» (strofa 15) ha scelto di far sua, di assumere, la nostra natura umana. La Scrittura  ricorda questo fatto con le parole della lettera ai Filippesi quando afferma che Gesù Cristo «pur essendo nella condizione di Dio (…) svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini» (2,6-7). La strofa diciottesima riecheggia questo pensiero esprimendosi così:

di P. Aldino Cazzago ocd

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In questa quarta riflessione vogliamo soffermarci su un aspetto della figura di Maria che probabilmente non consideriamo a sufficienza. Intendiamo riferirci alla presenza di Maria nel mistero della Chiesa. Il Concilio ci ha ricordato che «la beata Vergine per il dono (...) della divina maternità, che la unisce col Figlio Redentore, e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la Madre di Dio è figura della Chiesa (...) nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (Lumen gentium, n. 63).

Anche l’autore dell’inno Akathistos ha intuito e messo in risalto lo stesso tipo di rapporto tra la Madre di Dio e la Chiesa. Nella strofa che fra poco leggeremo vedremo come egli abbia applicato a Maria molte delle immagini che nel Vecchio Testamento sono viste come prefigurazioni della Chiesa. Se, nella vita del popolo d’Israele, Dio ha manifestato la sua presenza servendosi di luoghi particolari come la tenda, l’arca e il tempio, ora Dio si rivela agli uomini per mezzo di colei che può essere riconosciutacome la nuova e definitiva tenda, la nuova e definitiva arca e il nuovo e definitivo tempio della sua presenza.

di P. Aldino Cazzago ocd

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Proseguendo la nostra riflessione sull’Avvento, aiutati di nuovo dall’inno Akathistos, ci soffermiamo a riflettere sull’incontro tra la Vergine Maria e la cugina Elisabetta. Come noteremo fra un istante, l’autore dell’inno, in modo assai originale, farà parlare addirittura il bambino, Giovanni Battista, che Elisabetta porta in grembo. Non si tratta evidentemente di espressioni tratte dai Vangeli, ma bensì di parole che, una volta sgorgate dal cuore innamorato dell’autore, sono state poi messe sulla bocca di colui in questo modo già comincia la sua missione di precursore del Signore. Parlando di questo inno, papa Giovanni Paolo II ha affermato che «nulla come l’ardire talora temerario della poesia pare essere in grado di esprimere la sovrabbondante ricchezza del mistero di Dio». L’episodio dell’incontro tra Maria ed Elisabetta è così descritto: