di P. Giacomo Gubert ocd

1428 the annunciation 2k-001

Entrando nel clima di celebrazioni dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957, nel tentativo di intravvedere un punto di ripartenza del progetto europeo, oggi in evidente stallo, mi sono scontrato con un dato sociale apparentemente estraneo a cui vorrei tuttavia dare un certo risalto.

Da un lato si possono infatti trovare ragioni di crisi interne allo stesso progetto europeo, così come fu delineato dai suoi tre grandi padri cattolici: Alcide Degasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer. Esse, tutte da discutere, perché ogni aspetto di un sistema istituzionale, per di più sovranazionale, comporta una serie di conseguenze ai vari livelli di governo, possono tuttavia essere ridotte a due di ordine generale. La prima ragione di crisi è antica e coincide di fatto con la morte di Alcide Degasperi: la bocciatura del Comunità Europea di Difesa per opera della Francia (30 agosto 1954) ha bloccato irrimediabilmente l’integrazione europea in un ambito di vitale importanza che avrebbe dovuto affiancare se non precedere l’integrazione economica. Il dover abbandonare un’opera evidentemente incompiuta in questo aspetto centrale fu probabilmente l’ultima purificazione che Alcide Degasperi sperimentò nella sua morte cristiana.

La seconda ragione di crisi concerne il ruolo assegnato all’Assemblea Parlamentare Europea, nata con i trattati di Roma ed il cui primo presidente fu proprio Robert Schuman. Pur assumendo, dal 30 marzo 1962, il nome di Parlamento Europeo, esso, per ragioni molto comprensibili che concernono il rispetto delle prerogative nazionali, non ha subito un’evoluzione parlamentare, come invece crediamo sarebbe necessario per contribuire a creare un consenso europeo, almeno nelle materie di competenze comunitaria.

Ma queste ragioni di crisi interne perdono decisamente d’importanza se confrontate ad altre che concernono invece i profondi mutamenti sociali avvenuti in questi sessanta anni. I padri fondatori, e pensiamo allora a Konrad Adenauer, l’unico dei tre che fu anche firmatario dei Trattati di Roma, non avrebbero potuto immaginare, crediamo, una tale situazione, che costituisce una autentica minaccia alla realtà stessa dell’Europa. Per illustrarla basti accostare al principiale merito, universalmente riconosciuto, del progetto europeo, cioè una lunga ed inedita pace in Europa occidentale, con il numero impressionante di aborti volontari richiesti e praticati nei sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea. La stessa data dei trattati, solennità dell’Annunciazione1, la bandiera del Consiglio d’Europa (del 1955, solo nel 1985 adottata dalla CE) con le sue dodici stelle, la presenza della Beata Vergine Maria in tutto il continente (anche ad Amsterdam!), suggeriscono questo accostamento. In uno stesso spazio geografico, che nei secoli ha visto innumerevoli guerre, in uno stesso periodo, vediamo coesistere la pace tra le nazioni e un conflitto intimo, tra donna e figlio, tra donna e uomo, tra generazioni, tra famiglia e famiglia, tra individuo e società che si ripete milioni e milioni di volte e milioni di volte si risolve con una morte, con l’espulsione del “clandestino”, con la rottura di antichissime alleanze.

Le cifre hanno poco senso, e sono difficilmente precise. Servirebbe dare un nome proprio a questi piccoli, più che contarli. Ricordando chi conosce il loro vero nome e, se badiamo all’Apocalisse, lo ha scritto su una pietra bianca, ricordando le miriadi dei loro angeli custodi, che hanno vegliato su di loro, come ci assicura san Matteo nel suo vangelo, perché si capisca il peso politico di questo fatto, diciamo che questi conflitti intraeuropei hanno ucciso quindici, forse venti milioni di piccoli d’uomo. Vegliano sull’Europa.

In tutto ciò, in questo fatto bruto, vediamo tuttavia una minaccia ancora maggiore al progetto europeo che crediamo non solo ammutolisca ma faccia piangere, ad ogni ricorrenza, tutti coloro che hanno lavorato alle fondamenta dell’unificazione del nostro continente.

Questa guerra che produce queste vittime non è affatto osteggiata, per esprimerci senza alcuna ipocrisia. La stragrande maggioranza delle forze sociali, e una buona parte di singoli cittadini, la vogliono. Conviene, è socialmente necessaria in un’Europa sempre più popolata da figli programmati, prodotti, selezionati; in un Cielo che accoglie i rifiutati, gli scartati, gli spezzati, i soppressi recuperandoli dalle immondizie speciali. Un'Europa di madri e padri feriti. Un'Europa politicamente disperata.

Per questo ci permettiamo di non invocare i tre patroni dell’Europa, e nemmeno le tre patrone, degnissime persone, certamente, grandi lavoratori e lavoratrici sulla terra ed ora in Cielo. Invochiamo, in attesa dell’ottavo giorno, una settima patrona, santa Madre Teresa di Calcutta che, per l’Europa e per il mondo, parlò schiettamente dell’aborto volontario e di tutte le sue conseguenze personali e politiche. Accanto a Maria, è lei l’anima celeste europea che ci consola in questo 25 marzo.

Note:

1 Sulla ricchissima teologia dell'Annunciazione, e sulla maestria con cui è stata pittoricamente resa dal Beato Angelico, cf. il saggio "Le Annunciazioni del Beato Angelico. Un esempio di santità e «magistero dell'arte»" in A. Cazzago, I santi danno fastidio, Jaca Book 2004.