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di P. Ermanno Barucco ocd

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Tommaso Becket fu canonizzato nel febbraio del 1173, a meno di tre anni dalla sua morte, avvenuta il 29 dicembre 1170. La notizia dell’assassinio si diffuse rapidamente in tutta Europa: “L’arcivescovo di Canterbury ucciso di spada nella sua cattedrale!”. E anche il culto reso a questo santo martire ebbe uno sviluppo e una diffusione incredibilmente rapidi e durò per secoli.

Eppure, poi, ad un certo punto, la rinomanza di questa figura si spense progressivamente e solo grazie alla letteratura riprese vigore, in particolare nel XX secolo. Da Assassinio nella Cattedrale di T. S. Eliot, a Becket o l’onore di Dio di J. Anouilh, fino al film Becket e il suo re, la letteratura contribuisce a rivalutare una figura che da una parte era stata maltrattata dalla critica storica come un uomo mondano e un arrivista amante del potere, prima a fianco del re Enrico II come Cancelliere del Regno e poi come Arcivescovo di Canterbury, e dall’altra parte era stata ingessata dall’agiografia nel ruolo di martire cristiano favorevole al papato in lotta col potere imperiale. La letteratura ebbe invece la grazia di far riscoprire il “dramma” interiore di quest’uomo e il suo cammino spirituale verso la santità. Possiamo descrivere alcuni tratti di questo cammino attraverso le letture della liturgia del 29 dicembre.

La prima lettura tratta dalla Prima lettera dell’Apostolo Giovanni (1Gv 2,3-11) mette in scena il combattimento interiore di Tommaso Becket nell’alternativa radicale tra colui che dice «di avere conosciuto Gesù» ma «non osserva i suoi comandamenti», quindi «è bugiardo e in lui non c’è la verità», e colui che «invece osserva la sua parola», e quindi «in lui l’amore di Dio è veramente perfetto». Un dramma interiore a Tommaso Becket che è stato risolto quando gli è apparsa «la luce vera» di Cristo e lui si è lasciato illuminare: «Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo». Tommaso stesso si stupì della sua “conversione” una volta eletto Arcivescovo, una grazia insperata piena di luce, e di come, anche nei momenti più duri dello scontro con il re Enrico II, avesse sempre vissuto nella luce e nell’amore che sconfiggono le tenebre e l’odio.

Tornato a Canterbury dopo 6 anni di esilio in Francia, Tommaso sa di essere diventato – come si esprime il Vangelo secondo Luca (Lc 2,22-25) – «segno di contraddizione» «per la caduta e la risurrezione di molti» in Inghilterra, che siano vescovi, principi o il re stesso. Nella famosa Omelia di Natale predicata nella sua Cattedrale quattro giorni soltanto prima della sua morte, Tommaso si affida a Gesù appena nato e, come Simeone, egli lo prende tra le braccia per affidargli la sua vita che sente ormai in pericolo e verso la fine… Infatti è come se Tommaso rivivesse la presentazione al Tempio di Gesù e si unisse al sacrificio previsto per i primogeniti, e al sacrifico stesso di Cristo: un sacrifico offerto ancora nel Tempio-Cattedrale e anche Tommaso, come Maria, «una spada trafiggerà»: ma nel suo caso non tanto la sua anima, quanto il suo corpo.

Attraverso la figura di san Tommaso Becket, la liturgia della parola, a riguardo del Natale ancora vicino, mostra che la nascita di Gesù ci illumina di quella luce dell’amore che vince le tenebre dell’odio e che a lui, Gesù Bambino, possiamo affidare tutta la nostra vita.