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di P. Aldino Cazzago ocd

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In questa quarta riflessione vogliamo soffermarci su un aspetto della figura di Maria che probabilmente non consideriamo a sufficienza. Intendiamo riferirci alla presenza di Maria nel mistero della Chiesa. Il Concilio ci ha ricordato che «la beata Vergine per il dono (...) della divina maternità, che la unisce col Figlio Redentore, e per le sue singolari grazie e funzioni, è pure intimamente congiunta con la Chiesa: la Madre di Dio è figura della Chiesa (...) nell’ordine cioè della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (Lumen gentium, n. 63).

Anche l’autore dell’inno Akathistos ha intuito e messo in risalto lo stesso tipo di rapporto tra la Madre di Dio e la Chiesa. Nella strofa che fra poco leggeremo vedremo come egli abbia applicato a Maria molte delle immagini che nel Vecchio Testamento sono viste come prefigurazioni della Chiesa. Se, nella vita del popolo d’Israele, Dio ha manifestato la sua presenza servendosi di luoghi particolari come la tenda, l’arca e il tempio, ora Dio si rivela agli uomini per mezzo di colei che può essere riconosciutacome la nuova e definitiva tenda, la nuova e definitiva arca e il nuovo e definitivo tempio della sua presenza.

Ascoltiamo allora la strofa ventitreesima dell’inno:

Inneggiando al tuo parto
l’universo ti canta
qual tempio vivente, o Regina!
Ponendo in tuo grembo dimora
Chi il tutto in sua mano contiene, il Signore,
tutta santa ti fece e gloriosa e c’insegna a lodarti:

Ave, o «tenda» del Verbo di Dio; ave, più grande del «Santo dei Santi».
Ave, Tu «arca» da Spirito aurata; ave, tesoro inesausto di Vita.
Ave, diadema prezioso dei santi sovrani; ave dei pii sacerdoti Tu nobile vanto.
Ave, Tu sei per la Chiesa qual torre possente; ave, Tu sei per l’Impero qual forte muraglia.
Ave, per Te innalziamo trofei; ave per Te cadon vinti i nemici.
Ave, Tu farmaco delle mie membra; ave, salvezza dell’anima mia. Ave, Vergine e Sposa!

A giudizio dell’autore dell’inno, la Madre di Dio riveste anche un ruolo sociale, o per meglio dire, a lei devono guardare anche le autorità del tempo e cioè i governanti e i sacerdoti: per i primi ella è «diadema prezioso» e per i secondi è «nobile vanto». La Chiesa e la società civile possono invocare la sua protezione: per la prima ella è «torre possente» e per la seconda è «forte muraglia». Anche se il nostro contesto storico è diverso da quello dell’autore dell’Akathistos, anche oggi come molte altre volte nella storia, la comunità dei fedeli, che è al contempo società civile, sente il bisogno di invocare la sua protezione.

Le parole del Concilio che abbiamo ricordato - Maria come figura della Chiesa - e quelle dell’inno, contengono per noi e per la Chiesa un grande insegnamento. Se la Chiesa vuole essere la nuova «arca», la nuova «tenda» e il vero «Santo dei Santi» dove Dio ha scelto di dimorare per poter parlare nuovamente agli uomini, per fare tutto questo deve guardare, anzitutto, alla Madre di Dio come al suo modello. In lei si è già realizzato ciò che essa è chiamata ad essere.

Ci vengono qui in aiuto le parole dell’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II. Scrive il pontefice: «Quale vergine e madre, Maria rimane per la Chiesa un “perenne modello”. Si può, dunque, dire che soprattutto sotto questo aspetto, cioè come modello o, piuttosto come “figura”, Maria, presente nel mistero di Cristo rimane costantemente presente anche nel mistero della Chiesa» (n. 42).

Nella Chiesa e per la Chiesa la Madre di Dio non è una presenza superflua o, peggio ancora, ingombrante. La sua presenza non può essere scambiata con nessun’altra realtà. Come ha ricordato l’inno, lei è il «tesoro» inesauribile della Vita, lei è il «farmaco» e «la salvezza dell’anima».

La Scrittura narra che Maria non si è aggiunta in un secondo momento alla Chiesa nascente. Certo, anche se lei non ha ricevuto la missione che il Risorto ha dato agli apostoli («Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli», Mt 28,19), ella era presente nel Cenacolo dove gli apostoli attendevano la Pentecoste (cfr. At 1,14). Si tratta di una presenza della quale anche i singoli cristiani e la Chiesa di oggi hanno grande bisogno. Le seguenti parole del grande teologo ortodosso Sergej Bulgakov, morto nel 1944 a Parigi, ce lo ricordano bene: «Colui che non venera Maria non conosce Gesù. Una fede in Cristo che non includa la pietà verso sua Madre è una fede diversa, un altro cristianesimo in rapporto a quello della Chiesa». Giovanni Paolo II, avrebbe condiviso questa parole di Bulgakov. Basta leggere quanto ha scritto nella Redemptoris Mater: «La Chiesa, dunque, sin dal primo momento “guardò” Maria attraverso Gesù, come “guardò” Gesù attraverso Maria» (n. 26).

Poiché apparteniamo alla corpo della Chiesa, questo sguardo ecclesiale verso la Madre di Dio è chiamato a diventare anche il nostro.