di P. Aldino Cazzago ocd

Anastasio 3

8 dicembre 1965 – 8 dicembre 2015

Il prossimo 8 dicembre la Chiesa cattolica ricorderà il 50° anniversario della conclusione del concilio Vaticano II. I Carmelitani Scalzi, come tutti gli altri grandi Ordini religiosi, furono presenti con il rispettivo P. Generale del tempo, P. Anastasio Ballestrero. A questi si aggiunsero anche altri 10 religiosi, di cui ben 8 vescovi. P. Anastasio partecipò ai lavori dell’intero concilio e in diverse circostanze tornò a parlare di questa sua esperienza. Intento di questa breve nota è di riportare alla memoria quanto da  lui detto in due distanti, almeno cronologicamente, occasioni: la prima risale al 3 settembre 1965, dunque nell’imminenza dell’ultimo periodo, la seconda, al 1995 nel trentesimo anniversario della chiusura del concilio.

Il concilio: un uragano, un terremoto, una grazia

Durante una conversazione al Carmelo di Firenze, il discorso cadde sul concilio che si avviava al suo ultimo periodo. Paragonando il concilio ad un «terremoto», ad un «uragano» e ad una «grazia forte che può schiantare», P. Anastasio mostrava di aver ben compreso la reale portata di quello storico avvenimento per la vita futura di tutta la Chiesa. Ecco le sue parole: « […] il Signore ha voluto la “Pentecoste” del concilio, questo terremoto, questo uragano che è il concilio. È questo il momento di farsi prendere e di farsi portare dallo Spirito Santo. Preghiamo tanto perché il Signore dia luce e anche docilità alla luce. E tutti quanti si stia là non per tirare la corda, ma per servire il buon Dio … . La grazia del concilio è una grazia forte, per alcuni può schiantare, se non è ricevuta docilmente. Certamente è una grazia immensa, ma come tutte le grazie ha bisogno di spazio nel nostro cuore. Fare spazio tocca all’uomo e non è detto che la sovrabbondanza della grazia renda più facile lo spazio, anzi …. . La grazia a volte viene come questa acqua quieta quieta, ed anche un terreno con poca permeabilità la beve. Alle volte viene a scrosci e, allora, chi è permeabile come la sabbia la beve tutta, chi non è permeabile diventa motivo d’ingorghi, di pantani, di frane … .

Durante il concilio, che è una Pentecoste, ci sono anche gli scrosci di grazia. Bisogna essere permeabili: e la permeabilità alla grazie di Dio è tanto difficile! Noi siamo troppo pieni di noi stessi, troppo compatti, troppo sicuri di noi, troppo cercatori di noi stessi e tutto questo non lascia spazio, tutto questo oppone resistenza». (A. Ballestrero, Il tempo di Dio. Secondo autoritratto di una vita, Edizioni OCD, Roma 2003, pp. 49-50).

Anastasio 2 r

 

Il concilio: un avvenimento di grazia

Nel 1989, dopo gli anni in cui fu vescovo di Bari (1973-1977) e di Torino (1977-1989), egli si ritira nel convento di Bocca di Magra. Nella lunga intervista che spazia su tutta la sua vita, l’intervistatore, approfittando del 30° anniversario del concilio, lo invita a esprimere un giudizio complessivo su di esso. La sua risposta non fu che una conferma di quanto detto nel lontano 1965:

«Il concilio è stato una “primavera”, un avvenimento di grazia che ha profondamente inciso sulla vita della Chiesa. Ho avuto il dono di partecipare ai lavori del concilio dal primo giorno fino all’ultimo e ora, a distanza di oltre trent’anni in cui mi sono sempre sforzato di spiegare e applicare i documenti conciliari, posso assicurare che non vorrei aggiungere, togliere o cambiare nulla di rilevante.

Se ci sono state difficoltà o ritardi nella sua attuazione non sono frutti del concilio ma derivano da noi, dal fatto di non aver accolto il concilio con quella autenticità, quella docilità e quell’impegno che sarebbero stati necessari. Certe interpretazioni distorte, che hanno portato anche a degli sbandamenti, derivano dal non aver recepito da tutto l’insieme dei documenti l’autentico magistero conciliare.

Ritengo che dobbiamo continuare a meditare i testi fino a renderli ispiratori del nostro operare, lasciandocene intridere così da diventare creature nuove, per evitate di mettere vino nuovo in otri vecchi. E non dobbiamo temere i forti acquazzoni che la primavera del concilio ha portato con sé. Attraverso il magistero del papa, i Sinodi, le Conferenze Episcopali, tutta la Chiesa sta ancora assimilando e attuando il concilio.

Questo richiede tempi lunghi. D’altra parte, ogni concilio ha una certa sua inesauribilità che si collega con l’indole escatologica della Chiesa. Noi siamo delle creature limitate e solo nell’eschaton il concilio troverà piena attuazione.

Approfondire la visione ecclesiologica del concilio, gli stimoli alla riforma e al dialogo. L’ansia ecumenica e la missionarietà costituiscono anche oggi per noi un compito e una grazia» (A servizio della parola, Edizioni OCD, Roma 1999, pp. 318-319).

In questo 50° anniversario della fine del concilio Vaticano II, le parole di P. Anastasio contengono una sfida ancora attuale: «Dobbiamo continuare a meditare i testi [del concilio] fino a renderli ispiratori del nostro operare, lasciandocene intridere così da diventare creature nuove». Tocca ad ognuno di noi raccogliere il suo pressante invito.

Anastasio 1 r