In occasione della festa liturgica di Sant’Andrea apostolo, pubblichiamo il breve contributo che P. Aldino Cazzago ocd ha scritto per il Calendario 2016 che l’Associazione culturale G. B. Massolini dedica alla città di Istanbul. È in occasione di questa festa liturgica che gli ultimi tre pontefici hanno fatto visita al patriarca dell’antica Costantinopoli.

Ad appena tre anni e mezzo dal memorabile incontro in Terra Santa (4-6 gennaio 1964), Paolo VI e il patriarca Atenagora, nei giorni 25 e 26 luglio 1967, si incontrano per la seconda volta nell’antica Costantinopoli, presso la chiesa patriarcale di San Giorgio. Con immensa gioia il patriarca saluta colui che è «vescovo di Roma, il primo in onore [e che] ‘presiede nella carità’ (Ignazio, Lettera ai Romani). Paolo VI risponde, evocando, anzitutto, il pensiero dei Padri, che vissero in queste terre e i grandi concili dei primi secoli della Chiesa, che qui si celebrarono. Sul loro esempio, è necessario che anche noi sappiamo camminare sulle vie dell’unità,salvaguardando la legittima diversità. Tutto questo sarò possibile solo nell’«ambiente vitale» della carità vicendevole.

A poco più di un anno dalla sua elezione, dal 28 al 30 novembre 1979 in occasione della festa dell’apostolo Sant’ Andrea, Giovanni Paolo II si reca in visita a Costantinopoli per incontrare il patriarca Dimitrios I, successore di Atenagora, morto nel 1972. Nell’arco di appena due giorni, il 29 e il 30 novembre, il papa e il patriarca si incontrano per ben tre volte. Il viaggio è segnato dall’annuncio dell’imminente inizio del dialogo teologico ufficiale tra le Chiesa cattolica e tutte le Chiese ortodosse. Nei vari discorsi Giovanni Paolo II ricorda che per un millennio le «due Chiese sorelle hanno saputo crescere insieme», poi, nel secondo millennio, per molte cause e problematiche, esse si sono «fissate nella loro separazione». Non senza audacia, il pontefice si è allora chiesto: «Mi sembra in effetti che la domanda che dobbiamo porci non è tanto di sapere se possiamo ristabilire la piena comunione, ma ancor più se abbiamo il diritto di restare separati». «Maria - ha detto Giovanni Paolo II il 30 novembre ad Efeso - ha generato un Figlio unico, noi purtroppo Glielo presentiamo diviso».

Anche il breve pontificato di Benedetto XVI è segnato dal suo viaggio nella «seconda Roma». I giorni e il mese coincidono con quella del viaggio di Giovanni Paolo II: 28-30 novembre 2006. Al centro dei discorsi del papa e del patriarca Bartolomeo I tornano i ricordi dei numerosi avvenimenti che dal Concilio Vaticano II in poi hanno riavvicinato le due Chiese. Ora, sull’esempio dei due fratelli e apostoli Pietro e Andrea, esse devono ritrovare il coraggio di una comune missione. Nonostante la diversa opinione sul ruolo del vescovo di Roma, le due Chiese non cessano di lavorare per giungere «al grande giorno del ristabilimento della piena unità».

Nei modi e nei tempi (28-30 novembre 2014), il viaggio di papa Francesco ricalca da vicino quello dei suoi due immediati predecessori. Inoltre una felice coincidenza vuole che il viaggio avvenga nel cinquantesimo anniversario dell’approvazione del decreto Unitatis redintegratio sull’impegno ecumenico della Chiesa cattolica. Papa Francesco dice che il cammino verso la piena unità «non significa né sottomissione l’uno dell’altro, ne assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza».

Anche grazie all’operato degli ultimi pontefici e dei patriarchi ecumenici, Roma e Costantinopoli hanno ripreso a camminare verso quella piena unità che Cristo ha lasciato come preziosa eredità ai suoi discepoli.

 

© Associazione Culturale G. B. Massolini

    Istanbul – Calendario 2016

 

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