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di P. Aldino Cazzago ocd

giovanni paolo ii crocifissoSi fa presto a dire “dieci anni”. Eppure è proprio così: dalla sera di quel 2 aprile 2005, quando Giovanni Paolo II terminava la sua lunga parabola terrena, sono già passati dieci precisi anni. Pochi per la storia, tanti per gli affetti e per i ricordi personali.
Una vita, la sua, passata attraverso gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, la difficile rinascita della Polonia sotto il dominio politico e culturale dell’Unione Sovietica, la primavera polacca con Solidarność nel 1980 e la definitiva liberazione dal gioco sovietico con le prime elezioni libere nell’agosto 1989. Tutti questi avvenimenti si susseguono, mentre egli rimane presto orfano, prima della madre e poi del padre, lavora e studia, diventa sacerdote nel 1946 e nel 1958 è consacrato vescovo ausiliare di Cracovia. Dal 1964 ne diventa l’arcivescovo e nel 1967 riceve la nomina cardinalizia. Il 16 ottobre 1978 i cardinali lo scelgono per la pesante responsabilità di giuda della Chiesa. Dopo quasi 27 anni di pontificato, il 2 aprile 2005, termina la sua fatica di successore dell’apostolo Pietro, di pastore della Chiesa e di eccezionale testimone di Cristo. I suoi funerali sono un evento che sarà ricordato per sempre nella storia della Chiesa, e non solo.

A lui devono riconoscenza bambini e adulti, “grandi”e poveri di ogni parte del globo terrestre, uomini e donne, malati e sani, popoli e nazioni. Giovanni Paolo II ha accompagnato tutte le stagioni della vita con stupendi scritti che sarebbe utile andare a rileggere. A beneficio di tutti li ricordiamo qui: - Lettera ai bambini, 1994; - Lettera ai giovani,1985; - Lettera alle donne, 1995; - Lettera alle famiglie, 1994; - Lettera agli anziani, 1999.

Molti di questi scritti, unitamente a quelli delle più impegnative encicliche, spesso traggono origine e ideale ispirazione dagli anni del ministero episcopale a Cracovia. Nel 2004, a ricordo di quel periodo, così annotava: «Nelle mie letture e nei miei studi ho sempre cercato di unire in modo armonioso le questioni di fede, quelle del pensiero e quelle del cuore. Non sono infatti campi separati, ognuno penetra e anima gli altri. In questa compenetrazione di fede, pensiero e cuore esercita un particolare influsso la stupore che nasce dal miracolo della persona, dalla somiglianza dell’uomo con Dio» (Alzatevi, Andiamo!).

Dopo una regolare inchiesta canonica, nell’aprile 2014, la Chiesa ha riconosciuto la sua totale dedizione a Cristo e alla Chiesa e per questo lo ha inscritto per sempre tra i suoi santi.

Nell’autunno 1962, a Roma, come vescovo ausiliare di Cracovia, durante la prima sessione del concilio, così scriveva:

«Nostro sostegno le parole pronunciate in tempi antichi
E pronunciate anche oggi con tremore, per non travisarle …
È tutto?
Vi sono, certo, anche mani invisibili ed esse ci reggono
mentre con sforzo portiamo la barca, sulla rotta tracciata dagli eventi,
malgrado tanti banchi di sabbia.
Basterà approfondire le fonti, se non cerchiamo le mani invisibili?».

Dieci anni dopo la posta in gioco è ancora la stessa: cercare le mani invisibili che ci reggono.
Lui lo ha fatto, e noi?