di F. Gabriele Nanni ocd

Meditazione carmelitana sulla IV Domenica d'Avvento dell'anno C (Mi 5,1-4; Sal 79; Eb 10,5-10; Lc 1,39-45)

La visitazioneRubens

Le letture della IV Domenica di Avvento

La Liturgia della Parola della IV Domenica di Avvento ci propone un brano del profeta Michea (Mic 5, 1), uno della Lettera agli Ebrei  (Eb 10,5-7.10) e il Vangelo di Luca (Lc 1, 43-45) che narra la visita della Madonna alla cugina Elisabetta. Dalle Letture vogliamo mettere in luce i concetti di corpo, obbedienza e unione con Dio.

Un germoglio divino nel seno di donna

La profezia di Michea introduce l’annuncio dell’azione di Dio attraverso la misteriosa via del creato, il quale diventa esso stesso capace di generare salvezza. La salvezza del popolo di Dio viene donata innestando un germe divino nel corpo stesso dell’uomo, cosicché la persona trova in sé la radice divina soprannaturale: il germe divino è Dio stesso che sceglie di incarnarsi nella creatura preparata da generazioni a questo evento: la Vergine Maria partorirà e la schiavitù di Israele terminerà. Un germoglio divino nasce da Maria: il Salvatore. Tale lo riconosce la cugina Elisabetta, seppur ignara dei fatti, quando riceve la visita della Vergine madre, e con lei il figlio che porta in grembo da sei mesi, il futuro Giovanni. Il sussulto della piccola creatura è un tutt’uno con la rivelazione spirituale che Elisabetta riceve immediatamente con l’incontro di Maria, madre di Gesù, ancora piccolo germe. Il corpo di Maria di Nazareth è il luogo e lo strumento scelto da Dio Padre per iniziare una storia nuova dall’albero stesso della natura umana. La comprensione di Elisabetta è immediata e profonda, in una frase annuncia quello che l’umanità dal cuore indurito non ammette o fatica a concepire: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”. Nel corpo di Maria Dio ha fatto germinare se stesso, la creatura è madre del Creatore che, diventando uomo perfetto, salva tutto l’uomo. 

Il corpo donato per il sacrificio perfetto

Il corpo di Gesù è lo strumento per realizzare la salvezza e anche questo fu profetizzato dal salmista: “Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato” (Sal 40, 7). Il corpo viene eletto come materia per il sacrificio perfetto a Dio Padre, tale sacrificio si compie facendo la volontà di Dio: “Allora ho detto: Ecco, io vengo. Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà”(Sal 40, 8-9). L’autore della Lettera agli Ebrei interpreta gli “orecchi” aperti dal Dio, con il “corpo” del servo di Dio e scrive: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo - poiché di me sta scritto nel rotolo del libro - per fare, o Dio, la tua volontà.”

Ascolto e obbedienza

L’ascolto attento della parola di Dio e la pronta esecuzione dei suoi comandi è ciò che Maria fece, ed in lei si compì il grande mistero dell’incarnazione: “E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Il Figlio Gesù offre in sacrificio se stesso in obbedienza al Padre: “Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre” (Eb 10, 10). Gesù compie la volontà perfetta del Padre, obbediente fino alla morte di croce, mediante quella morte; con l’effusione del suo sangue riscatta i prigionieri del peccato e li presenta al Padre perché abbiano la vita eterna. Col battesimo del sangue di Cristo e col mangiare il suo corpo e bere il suo sangue, noi siamo incorporati a Cristo e partecipiamo della sua vicenda sacrificale divenendo in lui sacerdoti capaci di santificare noi stessi e gli altri. Il germe divino iniziato nel grembo di Maria Vergine è oramai inarrestabile. Noi siamo, col nostro corpo, portatori di salvezza obbedendo al Padre, perché in noi è ormai inscritta la sua legge nei nostri cuori: “Io porrò la mia legge nei loro cuori e le imprimerò nella loro mente” (Ger 31, 33.34; Eb 10, 12).

Matrimonio spirituale-Avila r

Unione e matrimonio mistico

La nuova umanità che scaturisce da Gesù e Maria è resa capace di ascoltare ed obbedire a Dio, di ricevere nel corpo la presenza di Gesù uomo-Dio che ci rende uniti e simili a lui. La Madonna ebbe in sorte l’unione sponsale, ma in modo unico, eccelso ed irripetibile, in quanto sposa dello Spirito Santo concepì nella sua carne il Dio che si fece uomo. Con lui condivise tutti i dolori: “Anche a te una spada trapasserà l’anima” (Lc 2,35) e da lui ricevette la regalità che la rese mediatrice di tutte le grazie ottenute dal Figlio. L’unione con Gesù, avvenuta in modo perfetto in Maria per la purezza del suo cuore e la totalità della sua volontà uniformata al volere del Padre è anche la nostra vocazione, anche se in misura diversa, a seconda della nostra disposizione a rinunciare a quello che c’è di vecchio e peccaminoso. I sacramenti ci aprono la porta, ma siamo noi a dover entrare compiendo un viaggio interiore per trovare Dio in noi e per unirci a lui in modo perfetto, come fece Maria. Di fatto la maggior parte dei battezzati non riesce ad andare al di là di un culto prestato a Dio, ma imperfettamente, senza unione con lui. Questo avviene perché il nostro cuore è diviso e rimane compromesso col male. L’unione è il fine della nostra esistenza, esso può essere raggiunto e perfezionato durante la nostra vita terrena, come ha mostrato la Madre di Dio e tutti i santi che sulla terra hanno compiuto il santo viaggio perfettamente sulla terra.

Gesù vuole essere unito a Teresa

Santa Teresa di Gesù ebbe in dono l’unione con Gesù, ne parlò diffusamente. In un suo testo la Santa di Avila riporta lo stesso insegnamento di Gesù al proposito: “Non credere, figliola, che l’unione consista nell’essere vicinissima a me, perché tali mi sono anche quelli che mi offendono, benché non lo vogliano. Neppure consiste nelle delizie e nella gioia dell’orazione, nonostante procedano da me e siano molto alte. Anzi, queste sono spesso un mezzo per attirarmi le anime che non sono in grazia.” (Relazioni 29) 
Teresa comprende che: “L’unione consiste nello stato di uno spirito così puro e libero da ogni cosa terrena che non solo non abbia nulla di ripugnante alla volontà di Dio, ma che formi con Dio un solo spirito e una sola volontà, distaccato da tutto e così occupato di Lui da escludere ogni ombra d’amore di sé e di ogni altra creatura.” (Ibidem). Se Dio è presente nell’anima anche del peccatore, questo significa che il Padre celeste, pur essendo vicino, non è amato, non è obbedito e dunque non c’è unione. Si può vivere contiguamente a Dio, ma separati da un muro che vanifica la Sua volontà di perfezione per noi. Possiamo gettarci in opere grandiose e belle, ma senza l’unione con Dio manchiamo di fatto l’obiettivo del nostro esistere e l’occasione per arrivarci. Anche facendo buone opere, ma senza l’amore per Dio, noi affermiamo l’amore per noi stessi quindi neghiamo l’amor di Dio da cui procede ogni esistenza, ogni operare, ogni capacità e possibilità. E’ terribile considerare il potere che abbiamo di negare Dio, pur chiamando col suo nome molte cose. Di fatto se non viviamo in  lui non entriamo nella sua vita, il nostro frutto termina con l’azione stessa.

Un chiodo della passione di Gesù

L’unione di Santa Teresa fu perfezionata da Dio con la grazia dell’unione sponsale sancita da Gesù con il dono di uno dei chiodi della croce. L’unione sponsale mistica determina l’unione perfetta tra l’anima e Gesù, la condivisione piena dei tesori mistici, cioè le sofferenze di Cristo appartengono anche alla sposa e con essi le grazie che da essi provengono. All’anima unita con Dio nulla è negato, perché tutto è suo. “Sua Maestà… mi disse queste parole: “…Guarda questo chiodo: è segno che da oggi in poi tu sarai mia sposa. Finora questa grazia non l’avevi meritata, ma d’ora innanzi tu avrai cura del mio onore non solo perché sono il tuo Dio, e il tuo Creatore, ma anche perché tu sei mia vera sposa. Il mio onore è tuo, e il tuo è il mio.” (Relazioni, 35). “Egli mi disse: Sai bene l’alleanza che esiste fra me e te. Per essa, ciò che è mio è tuo. Io ti do tutti i miei dolori e travagli, e con essi puoi pregare mio Padre come se fossero tuoi.” (Relazioni 51). 
“Il Signore mi disse che potevo fargli delle domande, perché essendo sua sposa me le avrebbe esaudite.” (Relazioni 38).
L’unione perfetta culmina dunque nel matrimonio spirituale, sigillo di appartenenza e di condivisione. Le grazie e le preghiere sono frutto della condivisione della passione di Gesù. Il nostro scopo dunque è quello di essere uniti a Gesù, per mezzo del vincolo dell’amore, per condividere tutto con lui.