L'io e Dio

 

“L’io e Dio”. Si intitola così la serie di contributi che propongono un approccio culturale all’io contemporaneo e al suo rapporto con Dio. L’appuntamento è ogni 15 giorni.

 

di P. Ermanno Barucco ocd

io-prima-di-te-emilia-clarke-sam-claflin

È possibile, mentre è in corso il Sinodo sui giovani, dire qualcosa sul loro rapporto con la bioetica? Dove i giovani “imparano” le questioni di bioetica? Dai film naturalmente! Anche se magari non sanno cosa sia la bioetica e che tipi di messaggi questi film stiano veicolando. Prendiamo, per esempio, il film del 2016 “Io prima di te”, tratto dal romanzo (2012) di grande successo di Jojo Moyes, di cui sono usciti i sequel con “Dopo di te” (2015) e “Sono sempre io” (2018). La storia sentimentale cattura il pubblico giovanile con il suo tono di commedia, con il finale drammatico e con le accattivanti canzoni proposte nel film.

di P. Ermanno Barucco ocd

bel pastore ra gp 143Devo contraddire Charles Peguy. O, meglio, correggerlo su alcuni punti. O, meglio ancora, adattare alla diversa situazione storica di oggi alcune sue espressioni di più di un secolo fa! Alludo alle sue parole tratte dal libro Véronique riferite al mondo moderno che «non è solo un cattivo mondo cristiano, un mondo cattivo cristiano, il che non sarebbe niente, all’apparenza, ma un mondo incristiano, scristianizzato, assolutamente, letteralmente, totalmente incristiano».

di P. Ermanno Barucco ocd*

DV5XN9 XUAAXThL

«Ci sei, esisti, sei nato. Ma preferiremmo che tu non ci fossi, che tu non fossi nato. La tua nascita ci ha danneggiato, perché ci costi di più di un bambino sano e ci hai appesantito la vita con una fatica in più, più di quanto sia già faticoso crescere un figlio sano.

di P. Ermanno Barucco ocd

alfie funerale

Il 14 maggio si è svolto il funerale di Alfie Evans, il bambino inglese di quasi due anni, affetto da una grave malattia neurodegenerativa, la cui vicenda ha suscitato tanta commozione. Secondo i medici e i giudici, i genitori di Alfie chiedevano delle cure che si configuravano come “accanimento terapeutico”, poiché si trattava, nel quadro clinico del bambino, di “cure futili” (secondo i medici) e addirittura di una “vita inutile” (secondo i giudici). Questa aberrante dichiarazione è probabilmente frutto della traduzione dell’espressione “life support futile”, che letteralmente va resa piuttosto con “inefficace supporto vitale”. Ma a parte la questione della traduzione e delle intenzioni, ci sembra che il nodo etico della vicenda stia proprio nel comprendere il termine futility.