L'io e Dio

 

“L’io e Dio”. Si intitola così la serie di contributi che propongono un approccio culturale all’io contemporaneo e al suo rapporto con Dio. L’appuntamento è ogni 15 giorni.

 

di P. Tarcisio Favaro ocd

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La domenica era una cosa bella andare a messa. Bella relativamente alla vivacità dell’esperienza della fede e anche all’età spirituale dei fedeli. Si pregava, si ascoltava, si cantava, ci si vedeva, si programmava il pomeriggio...

Poi la brusca e innaspettata frenata del virus. A casa. Ci si organizza e anche la messa viene a casa. Mi domando tuttavia se i nostri preti sono venuti a casa, con la tv e la radio, o con questi stessi mezzi ci hanno riportato in chiesa. Non che sia male, chè anzi apettiamo di ritornarci normalmente in chiesa. Tuttavia questo tempo di ritiro aveva una specificità: eravamo a casa e la messa veniva da noi.

di P. Tarcisio Favaro ocd

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Gli annunci, le smentite, le piccole aperture che subito la gente rende più grandi, le autocertificazioni (no, che non servono più!), le chiese chiuse ora si aprono, ma tutti con la mascherina e a distanza sociale; anche il prete con la mascherina e i guanti; le visite ai discussi congiunti, ora anche agli amici, ma con prudenza... Quando finirà?

di P. Tarcisio Favaro ocd

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Ero ancora uno studente di teologia quando un mio confratello scrisse un articolo con questo stesso titolo. Mi ha colpito quell’aggettivo legato alla Pasqua. E’ un aggettivo qualificativo, qualifica la festività. Nella mia memoria la Pasqua era sempre stata espressione di gioia, di vita, di rivincita della vita, di primavera, di campane ecc. Certamente conoscevo i vangeli pasquali e il fatto di Gesù che, di nuovo fra i suoi, mostrava le sue piaghe. Ma non ci pensavo, o l’abitudine mi rubava la novità e la stranezza di queste ferite: come può essere la vita ferita nel giorno della risurrezione?

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Pubblichiamo una breve riflessione particolarmente adatta a questo tempo carico di dolore e di morte. Cristo Risorto cerca anche oggi persone disponibili a farsi carico di queste ferite.

di Elio Guerriero

Sulla via della croce si muovono tante persone. Alcune ostili, altre favorevoli, la maggior parte indifferenti. Ve n’è uno, tuttavia, che, pur non essendo tra i discepoli di Gesù, gli presta un aiuto prezioso. Si tratta di Simone di Cirene, probabilmente un ebreo originario della Libia, che si era trasferito a Gerusalemme da non molto tempo. Un caso non strano né raro.