di P. Ermanno Barucco ocd

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Quattro grandi angeli a Lisieux

All’interno della Basilica di santa Teresa di Gesù bambino a Lisieux, nei quattro pennacchi sopra i pilastri che sostengono la cupola, ci sono quattro grandi angeli con le ali aperte e diversi simboli che li circondano per illustrare le diverse parole di Teresa scritte al di sopra delle loro ali: «Je descendrai», «J’aiderai les prêtres», «J’aiderai les missionnaires», «J’aiderai toute l’Église» («discenderò», «aiuterò i sacerdoti», «aiuterò i missionari», «aiuterò tutta la chiesa»).

Sulla circonferenza alla base della cupola, appena sopra gli angeli altre scritte illustrano la “missione” della Santa, come lei ha detto: «Je passerai mon ciel à faire du bien sur la terre», «Je ferai tomber une pluie de roses» («Passerò il mio cielo a far del bene sulla terra», «Farò cadere una pioggia di rose»). Se i mosaici della Cripta furono progettati e conclusi già nel 1932 dai maestri mosaicisti e vetrai Jean et Pierre Gaudin, padre e figlio, nella Basilica superiore andarono a rilento a causa della Seconda guerra mondiale e furono portati a compimento da Pierre solo nel 1958.

Quattro parole di santa Teresa

Le espressioni associate ad ogni angelo sono alcune parole che Teresa pronunciò durante la sua malattia nei mesi precedenti alla sua morte. Esse si concentrano in due momenti diversi della giornata del 13 luglio 1897. Teresa ha a cuore di continuare la missione che Dio le ha donato anche dopo la sua morte, e per questo afferma: «Bisognerà che in Cielo il buon Dio faccia tutte le mie volontà, perché sulla terra non ho mai fatto la mia volontà. [Le chiedono:] Ci guarderà dall’alto del Cielo, vero? [Risponde spontaneamente:] No, discenderò». Dopo diverse “ultime parole” trascritte dalle consorelle, Teresa dice che «quelli che avranno seguito la via dell’infanzia spirituale conserveranno sempre l’incanto dell’infanzia» e ancora, più avanti: «Non posso pensare molto alla felicità che mi aspetta in cielo; una sola attesa fa battere il mio cuore, è l’amore che riceverò e che potrò donare. E poi penso a tutto il bene che vorrei fare dopo la mia morte: far battezzare i bambini piccoli, aiutare i preti, i missionari, tutta la Chiesa…» (Quaderno giallo 13.7). Queste ultime espressioni faranno molto amare Teresa dai missionari nelle diverse parti del mondo e saranno usate per chiedere a papa Pio XI, che l’aveva beatificata nel 1923 e canonizzata nel 1925, di proclamarla Patrona di tutte le missioni cattoliche, cosa che si realizzerà nel 1927.

Quattro testimonianze su Teresa

Ai processi in vista della Canonizzazione troviamo quattro testimonianze che mettono bene in evidenza queste espressioni legate alla persona e alla “dottrina” di Teresa. Eccole qui di seguito:

«Lo zelo per la salvezza delle anime ha raggiunto in lei un grado così elevato che mi sembra fuori norma. Questa disposizione si manifesta in quella pagina sublime dove ella esprime il dispiacere di non poter essere contemporaneamente prete, missionario, martire, etc…, ma per supplire a ciò, ricorrendo alla sua piccolezza, ella si pone nel cuore stesso della Chiesa con la sua preghiera e il suo amore affinché rifulga da là attraverso il mondo intero per aiutare il Papa, i vescovi, i preti, i missionari e tutti coloro che si dedicano alla salvezza delle anime. Questo zelo si manifesta specialmente nella sua unione con i missionari e in questa formula di un apostolato per così dire eterno: “Voglio passare il mio cielo a far del bene sulla terra”» (Testimonianza di Jean-Jules Auriault, S.J., Processo apostolico [PA], p. 289-290 [122-123]).

«Teresa mi confidava tutti i grandi desideri che essa esprimeva così spesso al buon Dio di fare del bene a tutte le anime. “Dopo la mia morte – mi disse il 17 luglio 1897 – passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra… […] penso a tutto il bene che desidero fare dopo la mia morte, come ottenere il battesimo per i bambini piccoli, convertire i peccatori, aiutare i preti, i missionari, tutta la Chiesa» (Testimonianza di Agnese di Gesù, Carmelitana scalza (la sorella Paolina), PA, p. 434 [175]).

Al processo ordinario la stessa testimone riferì queste parole di Teresa: «Ciò che mi attira è l’amore: amare, essere amata e ritornare sulla terra per fare amare il buon Dio, per aiutare i missionari, i preti, tutta la chiesa: voglio passare il mio cielo a fare del bene sulla terra» (Testimonianza di Agnese di Gesù, Processo ordinario [PO], p. 2490 (AJ), DE/2 nota 17.7, p. 454).

«Teresa ci ha detto un giorno: “Se voi sapeste come faccio progetti, che cose farò quando sarò in cielo!” – “Quali progetti stai facendo? – “Comincerò la mia missione di far amare il buon Dio come lo amo io; aiuterò i preti, tutta la Chiesa. Andrò laggiù per aiutare i missionari a impedire che i bambini piccoli muoiano senza battesimo”» (Testimonianza di Suor Maria del Sacro Cuore (la sorella Maria), PA, p. 615-616 [247]).

Queste espressioni saranno trascritte pur in modo diverso nei vari “Quaderni” di raccolte delle “ultime parole” pronunciate da Teresa all’infermeria nei mesi che precedono la sua morte. Esse sono associate soprattutto al 13 luglio ma anche al 17 luglio a volte. Con la pubblicazione dei Novissima Verba nel 1927 si divulga ampiamente che il bene che Teresa vuole fare dopo la sua morte è «far battezzare i bambini piccoli, aiutare i preti, i missionari, tutta la Chiesa…» (12 luglio).

Dalle testimonianze emerge che il contesto di queste diverse “ultime parole” di metà luglio è il desiderio di Teresa di far conoscere la sua piccola via dell’infanzia evangelica alle anime e di cominciare la sua missione in favore delle anime perché amino Dio, e per questo ella vuole aiutare i preti, i missionari e tutta la Chiesa… realizzando quella “vocazione” all’Amore che Dio le ha donato e che lei ha descritto in una lettera a sua sorella Maria, lettera che è stata utilizzata come parte di Storia di un’anima e chiamata poi Manoscritto B.

Quattro grandi angeli a Verona

Il legame tra quelle quattro “ultime parole” di Teresa e la sua “vocazione” all’Amore ci permette di capire il passaggio che è avvenuto nel riproporre la raffigurazione dei quattro grandi angeli della Basilica di Lisieux in quella di Verona-Tombetta. Sono cambiate infatti le parole attribuite agli angeli, ma il contesto è rimasto lo stesso.

Partiamo dalle parole e dalle immagini presenti sul pavimento della Cappella di santa Teresa nel Santuario di Verona: «Voglio passare il mio cielo a far del bene sulla terra» e tutt’intorno intagli marmorei di rose cadute al suolo. È lo stesso messaggio presente nella circonferenza della cupola nella Basilica di Lisieux. Torniamo a Verona. In ciascuna delle decoratissime lunette sopra le due porte laterali della Cappella della Santa, troviamo un angelo a mezzo busto con le ali spiegate e con un cartiglio tra le mani. La stessa cosa in chiesa, nelle lunette sopra le due porte laterali. Ecco i quattro angeli, simili a quelli di Lisieux, anche nel Santuario di Verona, realizzati nel 1940-1942 quando furono edificate e decorate la “nuova” grande Cappella della Santa e la bussola marmorea in fondo alla chiesa. I cartigli dei quattro grandi angeli di Verona riportano le seguenti frasi: «L’Amore è tutto, senza l’Amore tutto è niente» (porta laterale della chiesa verso il corridoio, che fu “porta santa” del Giubileo della Misericordia nel 2016); «Nel cuore della Chiesa io sarò l’Amore» (porta laterale della chiesa, uscita verso via Molinara); «Chi si umilia verrà esaltato» (Lc 14,11; 18,14; Mt 23,12, porta laterale sinistra della Cappella della Santa verso il corridoio); «Dei piccoli è il regno dei cieli» (Mt 19,14; Mc 10,14; Lc 18,16, porta laterale destra della Cappella). Le espressioni di Lisieux e le frasi di Verona, pur diverse, nascono dallo stesso contesto della piccola via dell’infanzia spirituale e dalla “vocazione” all’Amore.

L’«Inno alla Carità»: opera teatrale

Dopo aver messo in scena tutti i protagonisti, principali e secondari, vediamo qual è il pezzo teatrale che stanno recitando, ciascuno la sua “parte”. Potremmo dire che stanno eseguendo l’opera teatrale cantata dell’«Inno alla Carità» di san Paolo “riscritto” e vissuto da santa Teresa di Gesù Bambino nella sua “vocazione” all’Amore e nel suo desiderio di incendiare il mondo di questo Amore (discendendo dal Cielo per aiutare i preti, i missionari e tutta la Chiesa).

Si tratta quindi dell’Inno alla Carità (1 Cor 13) cantato e recitato nell’unico Amore dalle diverse membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa (1 Cor 12). Tutto parte da quel famoso testo del Manoscritto B di santa Teresa, la quale sente di non potersi accontentare della vocazione di essere Carmelitana, Sposa di Gesù e nell’unione con lui madre di anime. E perciò afferma: «…ma io sento in me altre vocazioni: mi sento la vocazione del Guerriero, del Sacerdote, dell’Apostolo [missionario], del Dottore, del Martire, insomma, sento il bisogno, il desiderio di compiere per te Gesù, tutte le opere più eroiche… per la difesa della Chiesa» (Ms B, 2v°).

Sappiamo che fu decisivo per lei l’ascolto della Parola di Dio in 1 Cor 12 ma soprattutto in 1 Cor 13: «E l’Apostolo spiega come tutti i doni più perfetti non sono niente senza l’Amore. Che la Carità è la via eccellente che conduce sicuramente a Dio. Finalmente avevo trovato il riposo!... Considerando il corpo mistico della Chiesa, non mi sono riconosciuta in nessuno dei membri descritti da san Paolo: o meglio, volevo riconoscermi in tutti!... La Carità mi diede la chiave della mia vocazione. Capii che se la Chiesa aveva un corpo, composto da diverse membra, il più nobile di tutti non le mancava: capii che la Chiesa aveva un cuore e che questo Cuore era acceso d’Amore. […] Capii che l’Amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’Amore era tutto… O Gesù mio Amore… la mia vocazione l’ho trovata finalmente! La mia vocazione è l’Amore. Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo posto, o mio Dio, sei tu che me l’hai donato: nel Cuore della Chiesa, mia Madre, sarà l’Amore! Così sarò tutto… così il mio sogno sarà realizzato!!!... » (Ms B, 3v°).

Secondo noi c’è una trasformazione e sintesi delle espressioni nella linea di lettura di 1 Cor 13,1-8: «Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine», «Se anche... tutti… tutta… tutti… ma non avessi la carità… non sarei nulla… a nulla mi servirebbe». In riferimento a questi echi dell’«Inno alla Carità» di san Paolo le stesse espressioni di Teresa presenti nel Manoscritto B sono sintetizzate in slogan facili da scrivere e da ricordare: «l’Amore era tutto» diventa “l’Amore è tutto”, «tutti i doni più perfetti non sono niente senza l’Amore» diventa “senza l’Amore tutto è niente”. E la stessa logica di sintesi si può applicare anche ad un altro testo della Santa: «Ho capito che senza l’amore, tutte le opere sono un nulla, anche le più eclatanti, come risuscitare i morti o convertire i popoli» (Ms A, 81v°), che diventa «senza l’Amore, tutto è nulla». Ecco perché i due grandi angeli sopra le porte laterali della chiesa a Verona entrano in scena cantando: «nel Cuore della Chiesa io sarà l’Amore» e «l’Amore è tutto, senza l’Amore, tutto è niente», mentre in secondo piano esce sul palco, a fianco dei grandi angeli nella Cappella della Santa, anche uno dei piccoli angeli con la tromba che esulta a gran voce: «La mia vocazione è l’Amore».

Osserviamo che Teresa aveva anche messo in evidenza nella “scoperta” della sua vocazione all’Amore che tutte le vocazioni che sentiva lei le realizzava tutte nell’Amore, rimanendo nel cuore della Chiesa acceso d’Amore: «Capii che solo l’Amore faceva agire le membra della Chiesa: che se l’amore si dovesse spegnere, gli Apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i Martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue… […] Sono solo una bambina, impotente e debole...» (Ms B, 3v°). Perché bambina ha però l’audacia di donarsi all’Amore che l’ha scelta per offrirsi vittima all’amore misericordioso di Dio che si è abbassato sul niente di questa piccola, debole e imperfetta creatura per trasformarla nel fuoco dell’Amore divino che fa muovere tutte le membra della Chiesa. Ecco la bambina piccola che tutto può nell’Amore di Dio: «chi si umilia verrà esaltato», «dei piccoli è il regno dei cieli». Con queste parole scritte sui cartigli, anche i due grandi angeli sopra le porte laterali della Cappella con l’urna della Santa recitano la loro parte cantando adesso in coro insieme agli altri angeli «L’inno alla Carità» vissuto dalla “piccola” Teresa nella sua vocazione e missione all’Amore.

Ma quest’opera teatrale non mette in scena solo i quattro grandi angeli a mezzobusto sopra le porte laterali della chiesa e della Cappella della Santa. Al loro fianco entrano in scena altri quattro piccoli angeli… insieme a quattro santi più quattro… e poi altri quattro più quattro angeli…

(continua).

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