di P. Stefano Conotter ocd

teresavanier

Jean Vanier ha concluso recentemente, lo scorso 7 maggio, il suo cammino terreno: una vita che è stata una grande avventura umana e cristiana. Jean è soprattutto conosciuto come fondatore dell’Arca, che accoglie persone con handicap mentale e gli assistenti che vivono assieme a loro. Ho avuto l’occasione di incontrarlo a due riprese.

Il primo incontro è avvenuto nel giugno del 1997, quando ho passato un periodo come volontario nel foyer de l’Ermitage à Trosly-Breuil, dove è stata fondata l’Arca, che ora è diffusa in una quarantina di paesi nel mondo. Jean Vanier ritornava da Roma dove aveva ricevuto dal Papa il premio Paolo VI per la difesa dei diritti umani e lo sviluppo dei popoli. L’Ho poi incontrato nel novembre del 2000 sempre a Trosly, per un intervista sulla povertà evangelica alla luce della sua esperienza di vita accanto a persone con handicap mentale. Le mie domande erano ispirate al libro di padre A. Sicari Laici e consigli evangelici. Le sue risposte non erano mai scontate e si percepiva che venivano da una profondità autentica e erano quindi capaci di toccare il cuore e la mente di chi lo ascoltava (vedi Dialoghi Carmelitani 2000, n. 2 p. 20-26).

Ritrovavo in questo suo modo di parlare qualcosa di carmelitano, in particolare la capacità di riconoscere in ogni persona il mistero della presenza di Dio. Per questo non mi sono troppo stupito di apprendere il suo legame con Teresa di Lisieux. Un legame che aveva anche un aggancio biografico perché la nonna canadese di Jean, Teresa, aveva avuto come padre spirituale il gesuita Almire Pichon. Questo padre era stato anche il direttore della famiglia Martin ed era rimasto legato in particolare a Teresa anche dopo la sua partenza per il Canada, avvenuta nell’ottobre del 1884.

Per onorare la memoria di Jean propongo ora tre suoi testi in cui parla esplicitamente del legame fra Santa Teresa di Gesù Bambino e l’Arca.

Con Jean Vanier 8 nov 2000 Trosly Breuil

Il primo è tratto da una conferenza tenuta al Colloquio Internazionale di Lisieux nel settembre 1996.

«Oggi vorrei dire grazie a Teresa. Curiosamente non la vedo come una grande santa. La vedo come una povera, allo stesso tempo molto bella e molto fragile e angosciata. In tutta la sua debolezza è scaturita la fiducia. È qui secondo me il mistero e la bellezza di Teresa. La amo come una povera, e ho bisogno di lei come una povera.

Un abisso sembra separare Teresa dagli uomini e dalle donne con handicap mentale con i quali ho il privilegio di condividere la vita all’Arca. Teresa è fine, audace e questo dall’età di 18 mesi! Dalla sua più tenera infanzia è stata coccolata, amata, ammirata. Ha una intelligenza perspicace e usa il linguaggio con finezza, trovando sempre la parola adeguata.  Le persone accolte all’Arca sono invece ferite nel loro cuore e nella loro intelligenza; non sono mai state ammirate; al contrario, sono state una delusione per i loro genitori; molti non sono mai stati amati e accolti; sono stati messi, lontano dalle loro famiglie, in un istituto o in un ospedale psichiatrico. Spesso fanno fatica ad esprimersi e trovano difficilmente la parola adeguata.

Tuttavia, se scrutiamo più da vicino la vita di Teresa, scopriamo una ragazza fragile e suscettibile, molto vicina all’angoscia. Ha vissuto una forma di abbandono quando è stata messa al pensionato e affidata ad una balia. Poi, in seguito alla morte di sua mamma e dell’entrata al Carmelo della sua seconda mamma, Paolina, l’angoscia è stata di una tale intensità che è sprofondata in quella che pare essere una forma di psicosi. Teresa si è sentita in una insicurezza spaventosa. Molte persone con cui vivo hanno conosciuto delle cose simili. E voi sapete, prima di essere una malattia, la psicosi è una protezione contro l’angoscia, un’angoscia che può diventare così forte che la persona ne muore. Teresa è stata guarita dal sorriso di Maria, una visione allo stesso tempo interiore e visibile che le ha rivelato, in un modo spirituale e sensibile, quanto lei era amata dalla sua mamma del cielo; che lungi dall’essere abbandonata, era amata teneramente in modo speciale dalla Madre di Dio. Questa rivelazione l’ha guarita. Durante l’ultimo anno della sua vita, Teresa a di nuovo vissuto delle angosce estreme, ma questa volta lei aveva la forza, per un dono speciale di Gesù, di viverle senza chiudersi su se stessa. Ha potuto viverle in unione con l’agonia di Gesù, come un mistero di offerta. (…) Sento Teresa molto vicino alle persone che noi accogliamo. I poveri hanno bisogno di lei. Leggendo la sua vita, la sua poesia, vedo che c’è molta somiglianza fra lei e il mio popolo. Teresa, come il mio popolo, aveva un bisogno folle di amare e di essere amata. Era qualcosa che scaturiva dal più profondo del suo intimo. E lei sapeva che soltanto Gesù poteva donarle l’amore di cui aveva bisogno». (Jean Vanier, L’Arche et Thérèse, Conferenza al Colloquio Internazionale di Lisieux del settembre 1996).

Il secondo testo è il ricordo del pellegrinaggio a Lisieux nel 2017 assieme ad una quarantina di membri della comunità dell’Arca. Ne parla nel suo ultimo libro, che è come un bilancio della sua lunga vita. Ecco un estratto del capitolo 29, intitolato Alle sorgenti dell’infanzia spirituale:

«Questo breve soggiorno presso la piccola Teresa era molto importante per me… Lei che, entrando al suo Carmelo, diceva: “La mia piccola Arca santa”. Infilandomi nei suoi passi, ho ritrovato il mistero di Teresa, la sua piccola via, la sua fiducia assoluta in Gesù e nel suo amore. Vivere ogni giorno di piccole cose nell’amore: che tesoro! Molto presto, la sua esperienza ha nutrito la nostra comunità. Teresa ricorda per esempio quella suora che dava fastidio in tutto, ma alla quale lei si sforza nonostante tutto di offrire il più bel sorriso. Esistono dei legami profondi fra Teresa di Lisieux e l’Arca. Mia nonna, che si chiamava Teresa, aveva lo stesso direttore spirituale della sua famosa omonima di Lisieux, il padre Pichon. Quando il gesuita scriveva a mia nonna, le parlava a volte delle sue “due piccole Terese”. (…)

Rivedere Lisieux mi ha infuso una nuova forza. In questo luogo, una giovane donna, morta a 24 anni, è stata scelta da Dio per portare una vera e propria rivoluzione nella Chiesa: imparare ad amare Gesù semplicemente nella fiducia». (Jean Vanier, Un cri se fait entendre, mon chemin vers la paix, Bayard Editions 2017).

L’ultimo testo è tratto dall’intervista apparsa su Dialoghi Carmelitani in cui avevo chiesto a Jean Vanier che cosa legava Teresa all’Arca.

«Qual è il segreto di Teresa? È l’abbandono nella povertà! Quando Teresa parla delle piccole anime, io penso spesso alle persone fragili, alle persone con handicap mentale, ai degenti degli ospedali psichiatrici… vi sono dei santi tra di loro! C’è un tale abbandono, una tale fiducia in Gesù! Io ne resto commosso. Vi sono tanti santi che vivono un’enorme fragilità psichica, ma che hanno fiducia in Gesù. Ora, tutto ciò che Teresa ci insegna è: nella povertà, avere fiducia! Anche se sono peccatore, non importa. Cado dieci volte al giorno ed ogni volta mi getto tra le braccia dell’Amore misericordioso. C’è qualcosa di più importante della paura del peccato, ed è la fiducia in Gesù che è misericordioso. Ecco il segreto dell’ “Arca benedetta” di Teresa, piccola e povera».

Apero a lErmitage 10 25 giugno 1997