di F. Iacopo Iadarola ocd

 DSC8372-001

La luna, ab immemorabili, è simbolo della Chiesa - madre e sposa, di Maria e dell'anima - astro che riflette la luce di Cristo, il Sole suo sposo che la vivifica e la feconda. I Padri si sono effusi in immagini di vertiginosa poesia per esprimere questo mistero: mysterium Lunae è il celebre capitolo di Hugo Rahner che esaustivamente ce lo ricorda, sciorinando incantevoli citazioni che spaziano da Erma a Beda1.

Ma se la luna, nuova o piena, è immagine della spirituale Chiesa e di ogni anima che sempre più s’imbeve della luce di Cristo “nel cielo dei nostri cuori”, quale suggestione può offrirci il cosmico spettacolo della luna rossa del 21 gennaio2, memoria di sant’Agnese (colore liturgico: rosso)3? Di una luna eclissata da un mondo frappostosi come ostacolo fra ella e il sole suo sposo? Sempre H. Rahner ci offre uno splendido spunto da sant’Ambrogio: “La luna soffre per te, per volere di Dio è diventata succuba; la luna non muta per libera volontà, sospira ed è in doglie a causa della sua mutevolezza, aspetta con sempre rinnovato e ardente desiderio la tua redenzione, per essere infine libera dalla schiavitù che grava su ogni creatura – e tu poni solo ostacoli alla tua redenzione, e perciò anche alla sua liberazione!” (Hexaemeron 4,8,31)4.  Ciò che si frappone, dunque, non è il mondo bello e buono voluto dal Creatore, ma quella "mondanità" odiosa di cui noi siamo responsabili e da cui così spesso ci mette in guardia papa Francesco (da ultimo proprio nell'appassionata omelia a S. Marta di stamane)... 

E quel colore rosso, allora, di una luce solare che strenuamente riesce a raggiungere le sposa - e a quale prezzo - nonostante la rifrazione di questa mezzana mondanità, perde ogni sdolcinatezza romantica e si rivela in tutto il suo commovente struggimento: "La Chiesa è ancora nell’ombra; questa è tuttavia fin d’ora una “ombra di salvezza”, l’ombra che dal corpo di Cristo e dalla sua croce cade sulla Chiesa e cela in sé la luce della futura risurrezione. Ben s’adatta alla Chiesa l’annunzio: “L’inverno è ormai trascorso, sbocciano i fiori, è già tempo del raccolto!” (Cantico dei cantici 2,11) […]. Così la Chiesa, sostenuta dalla potenza del Signore, è la vera luna, la cui falce luminosa, ricevendo sempre nuova luce, si riempie dello splendore del sole….”5. Animati da questa speranza che mai viene meno, come stelle sempre gioiose e vigilanti (Baruc 3,35), ascoltiamo infine ques'inno mozzafiato di Anastasio Sinaita:

Non eclissarti mai nell'oscurità del novilunio, 
o sempre splendente luna!
Rischiaraci il sentiero
nell'impenetrabile divina oscurità delle Sacre Scritture!
Non cessare mai,
o sposa e compagna di viaggio del Sole Cristo
che qual consorte lunare t'avvolge con la sua luce,
non cessare mai di inviarci da lui i tuoi raggi luminosi,
perché Cristo da sé e per tuo tramite
doni alle stelle la sua luce
e le infiammi di te
e per te!6

 

Note:

[1] H. Rahner, L'ecclesiologia dei Padri, Edizioni Paoline, Roma 1971, 147-287.

[2] La meravigliosa foto di quest'articolo è stata scattata con religioso zelo dal nostro confratello fra Gianluigi Montanari, alle 5:30 del mattino dal nostro convento di Brescia.

[3] "La luna, illuminata dal sole, va incessantemente incontro alla morte, ma questa morte è la trionfante unione con la luce immutabilmente sfolgorante del sole. Identica è la legge fondamentale della vita del Sole di giustizia, apparso visibilmente sotto le spoglie carnali, come anche della vita della Luna spirituale, della Chiesa: all'annientamento segue immancabilmente il trionfo, all'oscuramento l'illuminazione. Origene ha esposto questi concetti in un capitolo difficile, ma denso di dottrina, del Commentario a Giovanni. Dopo aver parlato delle lotte e delle vittorie dei martiri cristiani, afferma che ogni martirio non è che un'imitazione di colui che che col proprio annientamento ha vinto la morte e conquistato il mondo" (H. Rahner, L'ecclesiologia dei Padri, 176).

[4] Ivi, 210.

[5] Ivi, 215-216.

[6] Ivi, 204-205.